Campobasso orfana del Venerdì Santo, ma il “Teco vorrei” risuonerà dai balconi

Va verso la cancellazione la tradizione cui i campobassani si sentono più legati visceralmente, ma molti coristi non si arrendono e si stanno già organizzando

CAMPOBASSO. Potrebbe essere il silenzio, almeno lungo le strade della città, a prendere il posto dello struggente canto “Teco vorrei o Signore” – composizione di inizio Novecento del maestro campobassano Michele De Nigris sui versi di Pietro Metastasio – che un coro di circa settecento persone intona più volte durante la processione del Cristo morto e della Madonna Addolorata. L’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus – che ha già fatto annullare tutte le prove del coro e del Settenario in onore della Vergine Addolorata – potrebbe non consentire ai campobassani (ma anche a molti turisti) di prendere parte alla tradizione cui si sentono legati in modo viscerale aggiungendo sofferenza a sofferenza: la voce del canto che si allontana, il pianto di molti assiepati sui marciapiedi che si segnano la fronte con una lenta croce, i lunghi nastri neri retti da donne anch’esse vestite di nero, il velo che ricopre il corpo martoriato del Cristo morto portato a spalla da quattro persone vestite di bianco.

Tutto questo potrebbe non vedersi il prossimo venerdì Santo che cadrà il 10 aprile, ma molti coristi non si arrendono e stanno pensando di cantare il “Teco vorrei” sui balconi per mantenere viva la tradizione e l’atmosfera struggente che caratterizza il giorno in cui si commemora la morte del Signore (da parte nostra, come Quotidiano del Molise, ci stiamo organizzando per essere in strada a riprendere coloro che cantano e trasmettere tutto in diretta). Ma non è tutto. L’emergenza Coronavirus potrebbe coinvolgere “a cascata” anche il Corpus Domini, che quest’anno cade domenica 14 giugno e attira in città decine di migliaia di persone. Ma su questo l’ultima parola spetterà al sindaco di Campobasso, Roberto Gravina.   

ANTONIO DI MONACO

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