Buon compleanno Michele Montagano per questi tuoi splendidi 99 anni

di Vittoria Todisco

Questo nostro monumento vivente,  così lo ha definito l’Ambasciatore Viktor Elbling ambasciatore in Italia della Repubblica Federale Tedesca, nell’appuntargli sul petto la Croce dell’Ordine al Merito conferendogli il grado di Ufficiale ( Verdienstkrenz 1.Klasse) promosso dal Presidente della Repubblica Federale della Germania Frank – Walter Steinmeier in segno di riconoscenza per l’impegno educativo  profuso a favore dei giovani, tedeschi e italiani, raccontando loro, senza astio o rancore  il sopruso della forzata prigionia nei campi di sterminio di Unteruss indossando la divisa dell’esercito italiano, un signore ma soprattutto un amico che oggi 27 ottobre varca la soglia dei 99 anni.

Michele Montagano la cui storia è ben nota inizia con oggi il suo cammino verso il traguardo del secolo,  segno che quel tempo della giovinezza che la guerra gli ha tolto gli viene restituito dalla vita. Un’esistenza la sua piena di impegni, viaggi, incontri  condotta in modo splendidamente vivace dispensando sorrisi, sprigionando vitalità e amore. In questo doloroso frangente della pandemia non possiamo essergli vicino, né abbracciarlo facendogli sentire l’affetto e l’orgoglio di essere suoi concittadini. Il Covid ci sta mettendo tutti drammaticamente alla prova. Gli ospedali tornano a riempirsi e all’indomani di una ulteriore stretta alla nostra quotidianità con un ritorno alla clausura già vissuta la scorsa primavera e una nuova forzata sospensione dei consueti orari  delle attività commerciali e delle scuole, ci rendiamo contro che il virus ha prodotto oltre alla malattia, i decessi e lo spettro di una incontrastabile povertà  un esercito di vittime silenziose che si aggira attorno a noi, sono gli adolescenti, i ragazzi i giovani   ai quali il Covid sta rubando il tempo della giovinezza.        

Azzardiamo un parallelismo che può sembrare strano. Che può suonare finanche stonato mentre festeggiamo seppure da esiliati il compleanno di Michele Montagano. Il fatto è che non stiamo parlando di una persona qualsiasi una di quelle che spesso con una buona dose di ipocrisia vengono festeggiate  immortalando l’avvenimento dinanzi ad una gigantesca torta. Michele Montagano è un eroe! Un esempio, certo non il solo che la guerra e le cieche ferocità di potere hanno prodotto, ma oggi parliamo di lui pensando anche ad  altri che non ce l’hanno fatta e a quelli più o meno della sua stessa generazione che il Covid la primavera scorsa si è portati via. Michele Montagano  aveva solo 22 anni quando due giorni dopo l’8 settembre del ’43  mentre prestava servizio militare nel XXII settore GAF di Idria fu catturato dai tedeschi e internato per 17 mesi nei campi di concentramento nazisti e dal 24 febbraio fino al 9aprile del 1945 deportato  nei campi di sterminio di Unterluss. Dei campi di concentramento tedeschi abbiamo imparato a conoscere l’orrore. Coloro che sono sopravvissuti a quella detenzione ed hanno trovato il coraggio e la forza di raccontare conservano il ricordo della paura, lo strazio della separazione dei genitori dai figli, veri e propri brandelli di carne strappata. Penitenze quotidianamente subite unitamente a quelle del freddo, della fame, dell’angoscia di sentirsi inermi. Sentimenti che  oltre a suscitare in tutti noi misericordia devono farci riflettere. Nessuno o quasi  mai nessuno ha parlato del tempo dell’amore, dell’amicizia, degli incontri gioiosi e spensierati rubati a migliaia di giovani,  perché nelle guerre in tutte le guerre soprattutto in quelle che ancora bruciano molte terre del nostro pianeta non si parla mai d’amore e di amicizia ma solo di sangue ferite e morte.

Michele Montagano ha saputo riscattarsi dalla sua prigionia e  lo ha fatto andando avanti con coraggio costruendo lavoro e famiglia. Dalla sua ha avuto la famiglia, gli amici, e soprattutto tanti giovani che ha continuato ad incontrare fino a quando il Covid non lo ha bloccato, fino a che il Covid non ci ha bloccati. Ai giovano che oggi soffrono in modo esistenziale la pandemia chiediamo di far tesoro di questa esperienza, di non isolarsi, di impegnarsi affinché un volta sconfitto il male  siano in grado di  costruire rapporti veri e leali di amicizia perché sono loro il futuro di questo nostro povero mondo mai così martoriato.