Bancarotta Ittierre, ecco la sentenza della
Corte d’Appello che riduce le pene

Bancarotta Ittierre, resi noti i contenuti della sentenza (Vedi allegato Pdf) con cui la Corte d’Appello di Campobasso ha assolto da ogni capo d’accusa l’ex amministratore delegato, Maurizio Negro, ed ha stabilito lo sconto di pena per Tonino Perna, al termine del processo di secondo grado per il crac Ittierre.

I giudici della Corte di Appello di Campobasso hanno riformulato il verdetto di condanna a sette anni di reclusione per bancarotta fraudolenta preso in primo grado dall’ex presidente dell’Ittierre, riducendo la pena a due anni e mezzo. Inoltre hanno revocato a tutti gli imputati l’interdizione ai pubblici uffici, restituendo così a Perna la possibilità di tornare a fare l’imprenditore.

Riduzioni di pena anche per gli altri tre imputati, Giorgio Bassi, 11 mesi, Andrea Manghi e Franco Orlandi, due anni. Per tutti attenuanti generiche e niente aggravanti. Marco Franco, difensore di Perna, si è detto fiducioso nella Cassazione, per arrivare al totale proscioglimento dell’ex presidente dell’Ittierre. Le indagini dell’inchiesta erano iniziate nel 2009, dopo l’insediamento della triade di commissari governativi Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada e l’inizio dell’amministrazione straordinaria.

Nel 2012 l’arresto da parte della Guardia di Finanza di Tonino Perna, che restò in carcere per 18 giorni. Per la procura, Perna aveva messo in campo operazioni commerciali non a vantaggio della società, ma per scopi personali, attraverso il sistema delle cosiddette “scatole cinesi”, sistemi societari per occultare beni e risorse che avevano portato gli inquirenti a indagare in paradisi offshore come le isole Cayman e le Isole Vergini.

Sin dall’inizio l’imprenditore molisano si era sempre difeso, dichiarando di aver agito «nell’interesse esclusivo dell’azienda», forte delle motivazioni addotte dai giudici del tribunale del Riesame di Campobasso (che lo aveva rimesso in libertà) e confermate della Cassazione al momento della sua scarcerazione.

LA SENTENZA