Bambini in zone di guerra e salute mentale: situazione critica

di Luigi Castellitto

La salute mentale dei bambini è un argomento delicato in ogni contesto, da quelli relativamente più tranquilli a quelli più estremi, come per i piccoli residenti in zone di guerra ad alta densità.
Per questi ultimi si grida all’allarme, la situazione è gravissima: sono circa 142 milioni i bambini che vivono in zone di conflitti a forte intensità, e ben 24 milioni sofferenti delle gravi conseguenze delle guerre sulla loro salute mentale; alcuni milioni sono a rischio di sviluppare disturbi psicologici acuti. I sintomi tipici sono ansia, depressione, atti di autolesionismo, si arriva, talvolta, a tendenze suicide, si tratta di dati presentati da un rapporto di Save the Children, presentato l’11 settembre.
Ragazzi e ragazzini nel mezzo dei conflitti vedono morire familiari, amici, conoscenti, assistono al bombardamento delle proprie abitazioni, luoghi d’incontro, scuole, possono essere separati dagli adulti che si prendono cura di loro, essere esposti a lavoro minorile, alla violenza di genere, compresa la violenza sessuale, vengono negati i loro bisogni primari. Si deduce che se in loro si verificano problemi psicologici, è una reazione completamente normale. L’impatto dei conflitti sui bambini ha dinamiche molto complesse, ma ci sono degli effetti stereotipati, come la paura per i bombardamenti o semplicemente per il rumore degli aerei, come ad esempio per gli abitanti di Siria e della Striscia di Gaza, o il timore di percorrere la strada verso la scuola per quelli che vivono in Afghanistan. Aggravate anche le disuguaglianze e le vulnerabilità già esistenti, bambine e ragazze sono maggiormente esposte al rischio di violenza di genere, i ragazzi, invece, sono più spesso soggetti a reclutamento forzato ed eventi traumatici.
Tali problematiche possono portare a gravi complicazioni sullo sviluppo emotivo, comportamentale, cognitivo e fisico, però, in bene, c’è da dire che i bambini sono in grado di mostrare una notevole capacità di ripresa se la causa scatenante si è conclusa e se ottengono un sostegno adeguato.
Eppure solo lo 0,14% di tutta l’assistenza ufficiale allo sviluppo è destinata al supporto dei bambini con problemi di salute mentale; drammaticamente inadeguato.
Si chiedono quindi, da parte di Save the Children nel rapporto (ma anche da parte di chi ha minimo di buon senso) agli Stati che si incontrano presso l’assemblea generale delle Nazioni Unite e a tutte le parti in conflitto, di sostenere fermamente le norme e gli standard internazionali già presenti per impedire che siano i giovanissimi a pagare il prezzo più alto, e di impegnarsi ad aumentare i finanziamenti e aiutare l’introduzione di professionisti specializzati sulla salute mentale di bambini e adolescenti, in modo che i piccoli sotto catastrofi umanitarie possano risollevarsi.

Questo sito utilizza cookie per migliorare l'esperienza per l'utente. Per ulteriori dettagli puoi consultare la pagina dedicata. Accetta Dettagli

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com