Atm, gli autisti scrivono a Prefetto, Regione e azienda: “Non possiamo più nemmeno raggiungere il posto di lavoro”

La lettera per il mancato pagamento degli stipendi, i quali in alcuni casi arrivano allo scorso ottobre o addirittura a 12 mensilità arretrate, è stata consegnata questa mattina al Palazzo del Governo di Campobasso

di Antonio Di Monaco

“Oltre a non poter più far fronte, per noi e i nostri cari, alle elementari esigenze di vita quotidiana, ci troviamo nella deprecabile condizione di non avere neanche i mezzi economici per poter raggiungere le sedi lavorative di pertinenza, e non certo per nostra colpa o volontà. Questo è un fatto grave che incide non solo sul nostro equilibrio psico-fisico, creandoci turbamento ed angoscia, ma soprattutto sottrae a noi ed alle nostre famiglie – per lo più monoreddito – l’unica fonte di sostentamento”. Sono i passaggi più toccanti e drammatici, fin dentro le radici dell’essere umano, della lettera firmata da circa un centinaio di autisti dell’Atm e indirizzata alla Prefettura di Campobasso (nei cui uffici di piazza Pepe è stata materialmente consegnata questa mattina, martedì 24 gennaio, da una loro rappresentanza), all’assessore regionale ai Trasporti e alla Viabilità, Quintino Pallante, al Servizio Mobilità della Regione Molise (in persona del direttore pro tempore, la dottoressa Dina Verrecchia) e, per conoscenza, all’azienda stessa.

Un centinaio di storie, di drammi, di vita vissuta a scartamento ridotto, ma soprattutto di persone e di lavoratori che, in alcuni casi, non prendono lo stipendio dallo scorso ottobre o, addirittura, vantano 12 mensilità arretrate. “Non è nostra intenzione suscitare un senso di pena, con quello non si mangia – scrivono ancora –, ma vogliamo semplicemente condividere quel senso di frustrazione che da diverso tempo riempie le nostre giornate, sia durante il lavoro, sia dopo quando si torna a casa in famiglia, e non si hanno risposte alle domande ‘oggi ti hanno pagato? Domani posso fare la spesa? Ci sono i soldi per prenotare la visita dallo specialista? Bisogna andare in ospedale, c’è il carburante alla macchina? Posso metterlo?’. Abbiamo bisogno di risposte per porre fine a questa drammatica situazione che ci vede, purtroppo e a nostro dispetto, in prima linea, ed ormai, non avendo né il tempo, né le risorse economiche di aspettare, a breve non saremo – e molti già non lo sono – più in grado di lavorare in condizioni di serenità ed efficienza”.

E alcune risposte, nel presidio dei lavoratori tenuto lo scorso 12 gennaio in via Genova a Campobasso davanti alla sede della giunta regionale, le aveva date proprio l’assessore Pallante incontrandoli e annunciando testualmente che “la Regione continuerà con il potere sostitutivo per i mesi di novembre e dicembre. Spero che ci sia un riallineamento definitivo tra le richieste dei lavoratori e tutti i pagamenti”. Il riferimento è all’articolo 30 dal titolo “Principi per l’aggiudicazione e l’esecuzione di appalti e concessioni” del nuovo Codice degli Appalti (D. Lgs 50/2016) in cui, al paragrafo 6, si legge che “In caso di ritardo nel pagamento delle retribuzioni dovute al personale di cui al comma 5 (dipendente dell’affidatario, ovvero dell’Atm in questo caso) il responsabile unico del procedimento (la Regione Molise) invita per iscritto il soggetto inadempiente, ed in ogni caso l’affidatario, a provvedervi entro i successivi 15 giorni. Ove non sia stata contestata formalmente e motivatamente la fondatezza della richiesta entro il termine sopra assegnato, la stazione appaltante paga anche in corso d’opera direttamente ai lavoratori le retribuzioni arretrate detraendo il relativo importo dalle somme dovute all’affidatario del contratto”.

Ai lavoratori dell’Atm la legge, sia pure astratta per definizione, viene in aiuto. Ma ad applicarla nel concreto devono pensarci coloro che nel provvedimento sono menzionati facendo loro pervenire la moneta sonante che gli spetta perché, come ebbe a dire Papa Francesco, “quello che ti dà dignità è guadagnare il pane e, se non diamo alla nostra gente, ai nostri uomini e alle nostre donne la capacità di farlo, questa è un’ingiustizia sociale”.  

QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA