Anche la Musica (finalmente) entra in scena agli Esami di Stato

di Giuseppe Carozza

CAMPOBASSO. Sono da poco iniziati gli esami di maturità. Gli scritti sono ormai alle spalle e l’inevitabile
ansia che, complici interessati anche i media, accompagna periodicamente i nostri maturandi in questo
periodo dovrebbe aver lasciato spazio ad un sempre più consapevole atteggiamento di responsabilità nei
confronti delle capacità e delle competenze di ciascuno in vista delle prove orali. Tuttavia può tornare utile
riandare con la mente alle proposte giunte dal Ministero dell’Istruzione sui banchi degli studenti in
occasione della prima delle due prove scritte, svoltasi qualche giorno fa (il 22 giugno per la precisione).
Come avranno notato non solo i ragazzi ed i loro docenti, ma anche quella parte di opinione pubblica
interessata alle vicende scolastiche ed educative del nostro Paese e del nostro territorio, al di là di quelle
proposte argomentative più o meno attese o, comunque, in linea con le aspettative del dibattito culturale
attuale, una traccia in particolare ha colpito un po’ tutti, forse perché inattesa e, in qualche modo, fino ad
ora – almeno a nostra memoria – da ritenere quasi al di fuori dal normale circuito formativo dei nostri
discenti.
Qual è il potere che la musica esercita sugli esseri umani? È la domanda centrale del tema a carattere
argomentativo che prendeva spunto da un brano di Musicofilia di Oliver Sacks, in cui l’autore ricorda come
l’attrazione per la musica << traspare già nella prima infanzia, è palese e fondamentale in tutte le culture e
probabilmente risale agli albori della nostra specie>>. <<Sulla quasi totalità di noi – prosegue – la musica
esercita un enorme potere, indipendentemente dal fatto che la cerchiamo o meno, o che riteniamo di
essere particolarmente “musicali”>>. Deve essere stata dunque una gradevole sorpresa per i ragazzi
trovare tra le tracce della maturità questo testo di Sacks, neurologo e scrittore, celebre per L’uomo che
scambiò sua moglie per un cappello o Risvegli. Un testo stimolante, con l’invito a ragionare su come la
musica <<può essere sviluppata o plasmata dalla cultura in cui viviamo, dalle circostanze della vita>>. Ma
che avrebbe dovuto far tremare un poco i candidati. Su quali basi scrivere, al di fuori della propria
esperienza personale?
La musica, al centro finalmente dell’Esame di Stato, è la grande assente della scuola italiana. Nessun
indirizzo di scuola secondaria di secondo grado, al di fuori ovviamente del Liceo musicale-coreutico, la
contempla nei propri piani di studio. E questo da sempre. Solo il vecchio Istituto magistrale prevedeva
l’insegnamento di “Musica e canto corale”, ma è stato cancellato dai programmi del suo erede, il Liceo
socio-psicopedagogico. Certo, la troviamo nella scuola secondaria di primo grado (dove per fortuna sono
sempre di più gli insegnanti che hanno seguito un corso di didattica musicale in conservatorio) e alcuni
istituti hanno attivato l’indirizzo musicale, che prevede l’insegnamento curriculare di uno strumento,
spesso però solo su singole sezioni. Se passiamo alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria troveremo
previsto l’insegnamento, ma è affidato a insegnanti spesso privi di una conoscenza approfondita delle
risorse della didattica musicale. Meglio poi non tentare un confronto, restando in Europa, con Paesi come
Regno Unito e Germania, dove è del tutto normale saper leggere il pentagramma. Va detto a onor del vero
che negli ultimi anni si è registrato un nuovo interesse nei confronti della relazione tra scuola e musica.
Sono notevolmente cresciuti in un decennio, ad esempio, i cori scolastici (in ogni ordine e grado), anche a
volte con il sostegno economico parte del Miur. La diffusione dei concorsi musicali per scuole (assistervi è
un’esperienza bellissima e da raccomandare) è il sintomo dell’estendersi di una pratica. Nelle scuole
secondarie possiamo trovare laboratori opzionali, in cui si fa musica di ogni genere, attivati solo però in
presenza di docenti su posto di potenziamento. Progetti come quelli realizzati in diverse scuole della nostra
regione, compreso quello messo in atto presso il Classico di Campobasso dove chi scrive ha l’onore di
prestare la propria attività docente, che fanno letteralmente cantare i ragazzi nel grande repertorio, hanno
seminato e raccolto moltissimo. Belle realtà, talvolta straordinarie, ma pur sempre un extra. E che in un
certo modo discriminano tra scuola e scuola. Che la musica sia assente (ex lege o di fatto) dai percorsi
educativi è un vulnus, tanto più grave in una cultura come quella italiana che a ogni piè sospinto ama

rimarcare la propria “musicalità”. Un orgoglio nazionale che si convince di vedere splendente un abito
logoro. È inutile celebrare l’opera come una “eccellenza” italiana se poi la maggior parte delle persone non
ha gli strumenti per avvicinarla. Forse si è dato molto per scontato, confidando su un presunto innatismo
della cultura musicale nel nostro Paese. L’insegnamento pubblico della musica è stato riservato alla
dimensione professionalizzante (i Conservatori), dimenticandosi che senza un pubblico culturalmente
preparato, anche senza sapere necessariamente suonare uno strumento, quei professionisti non avrebbero
avuto una platea.
Ma non è solo una questione di cultura generale. Il testo di Oliver Sacks sottolinea una cosa: la centralità
della musica nell’esperienza umana. Non è solo una costante antropologica ma una vera e propria
dimensione fondativa, originaria. Le ricerche sono concordi nel riconoscere alla musica (senza
classificazione di genere o valore) benefici rispetto allo sviluppo psicomotorio, alle abilità cognitive di base,
al controllo degli stati emotivi e persìno, grazie alla spontanea inclusività della pratica di gruppo, alle
competenze in materia di cittadinanza. Insomma, un toccasana. Uno slancio normativo ci sarebbe: uno dei
decreti attuativi (del 2017) della legge “Buona Scuola” promuove la “diffusione della cultura umanistica” e,
quindi, anche musicale. Chissà, allora, che questa traccia non faccia maturare finalmente la decisione per
un ingresso strutturale della musica nella scuola italiana.