Anche i monti possono vacillare: l’ultima tentazione del Battista

+In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».+

Molti biblisti sono concordi nel riconoscere in questo brano una crisi del Battista, egli ha saputo dare testimonianza al Cristo e additarlo come “colui che deve venire”, ma,  il suo atteggiamento, dimostra il suo non aver ancora compreso come i disegni di Dio si sarebbero realizzati. Pur avendo sentito dei suoi numerosi è meravigliosi prodigi, non riusciva a capacitarsi del fatto che l’avvento del Regno, inteso come il trionfo definitivo di Dio sulle tenebre e sul male, il giorno da Lui tanto atteso, non fosse ancora venuto. Del resto, anche dopo la risurrezione di Gesù, le prime comunità cristiane aspettavano il ritorno definitivo di Cristo (la Parusia) come un evento imminente. Quel “dobbiamo spettare un altro?”, proferito dal Battista, deve essere stata una sferzata  terribile per Gesù, che, tuttavia, poteva comprendere benissimo lo stato d’animo in cui si trovava Giovanni, umanamente sconfitto, provato e deluso dall’indifferenza dell’uomo verso le parole profetiche che lo Spirito aveva suscitato in Lui. È destino dei profeti non essere creduti, venire emarginati, subire violenze e ingiurie, ma lo è anche trionfare e diventare memoria storica che parla alle coscienze di ogni epoca.

+Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».+

Cos’è il Regno di Dio? Questo è il grande equivoco in cui molti cadono: immaginiamo chissà cosa, invece… È solo Gesù, tutto qui: saper portare la croce, guarire, vedere, risorgere, essere in pace, in una parola: amare. Cos’altro s’aspettava Giovanni? Che tutti i cattivi venissero direttamente sprofondati nell’inferno? Probabilmente si, visto che è proprio questo che ha detto: “Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile” (cfr 3, 12). Lui, invece, è venuto a salvare, non certo a condannare: “ll Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 1-10). Gesù dimostra grande rispetto per Giovanni e non lo rimprovera direttamente, si limita a fargli notare che si sta scandalizzando dell’opera dello Spirito, che rischia di rendere vane tutte le sue sofferenze e la preziosità della sua profezia. Dopo tutto anche molti di noi, dopo 2000 e passa anni, continuano a scandalizzarsi del Vangelo, il quale continua a chiederci di perdonare e amare coloro per cui non ci sarebbe che odio e disprezzo, continua ancora dirci di rinunciare al superfluo per donarlo, continua a parlarci di pace e non sappiamo che fare guerre. Il Vangelo non sembra attuabile ne credibile, abbiamo bisogno di altre rivelazioni, magari più vicine al nostro “buon senso”, che cerca, sicurezza, appagamento, una gloria immediata e visibile. Continuiamo così, schiavi, a costruire piramidi ai nostri faraoni. Ci siamo dimenticati che la Fede è una Speranza che sfida ogni disperazione?

«Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Gesù difende l’opera di Giovanni da questa sua défaillance momentanea, lo fa davanti a quello stesso popolo che, dopo averlo acclamato, ora lo abbandona e, vigliaccamente, accetta la somma ingiustizia che Erode gli ha inferto. “L’uomo che siete andati a vedere nel deserto”, dice Gesù, non è una “canna sbattuta dal vento”, intendendo una persona senza volontà, che si fa portare qua e là dai “venti della convenienza”. Non è nemmeno uno dei cosiddetti “potenti”, quelli che bisogna temere e di cui si cercano favori e attenzioni, ma un vero profeta, anzi, “più che un profeta”. Egli è stato fedele alla sua missione anche quando in ballo c’è stata la sua stessa vita. Egli è il più grande fra i nati da donna. Eppure, in quel momento di prova, in cui stava quasi per rinnegare la sua stessa profezia, era solo il più piccolo nel Regno che stava fondando. Se una così grande colonna può vacillare i questo modo, quanto più noi? Stiamo bene attenti a Restare saldi nella Fede, invochiamo il soccorso dello Spirito nella prova, osiamo Sperare l’insperabile: crediamo al Vangelo!

+Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accogliere, egli è quell’Elia che deve venire.+

Il biblista Ravasi* definisce questi versetti “un caleidoscopio  che, se appena toccato, cambia il disegno che in esso si rifrange”. Egli traduce nel versetto 11,12  il verbo  greco “biázetai” (essere violenti o impetuosi) nel suo modo attivo (è infatti possibile tradurlo in entrambi i sensi, in quanto è forma media). Il cardinale ribalta così il senso della frase: “il Regno dei cieli viene con violenza” ed io a questo punto tradurrei anche “viene con impeto”. Avremo allora: Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, Il Regno dei cieli viene con impeto e gli impetuosi se ne impadroniscono”. Ovviamente questa è solo la mia opinione. Il Regno dei cieli è Dio che si fa strada nella storia: solo chi è determinato, forte, può essere suo vero testimone. Gesù si sta riferendo ancora a Giovanni Battista? Io penso di si. Del resto chi negherebbe l’impetuosità del precursore? Una conferma alla nostra ipotesi potremmo trovarla nei versetti successivi. Gesù indica infatti una discontinuità della profezia da Giovanni in poi e sappiamo bene di cosa si tratta: l’avvento del Messia. Tornando ancora a parlare del Battista, Gesù gli conferisce il più alto titolo che un profeta possa sperare di avere: l’Elia che doveva venire per preparare la strada al Messia. Infatti ancora oggi il popolo ebraico aspetta il suo ritorno. Certamente lo stesso Spirito che sceso su Elia e poi su Eliseo ha avvolto anche “Il più grande fra i nati da donna”.

Fra Umberto Panipucci