Aldo Moro: E… Peppino Impastato?

Ferridea

Quando il tempo sembra essersi fermato, date le riflessioni cristallizzate non tanto dalla ciclicità che ha continuato la sua inesorabile avanzata, quanto dal fatto che la storia detta “maestra di vita”, non solo non ha insegnato niente, ma anzi, probabilmente ha corroborato il modo di pensare e di conseguenza di vivere, imposto da una cultura basata sulla più becera ipocrisia, risulta necessario esprimere il proprio pensiero sulla vita spezzata a due italiani lo stesso giorno, ma per ragioni e soprattutto con modalità di commemorazione che per la loro diversità, indignano chi, considerato tutto ciò, ha imparato a reagire. Nei fatidici cinquantacinque giorni da poco trascorsi, come se giust’appunto fossimo tornati a quarant’anni fa, non si è fatto altro che santificare in tutte le salse e senza tralasciare alcun mezzo di comunicazione di massa e non, la figura di Aldo Moro, un politico che secondo le sue convinzioni religiose, ora vive sicuramente in Paradiso, avendo compiuta a pieno la sua missione e per questo, avendo pagato dazio con il Personale Sacrificio. Si è taciuto però, sempre quel giorno, sempre di quarant’anni fa, sulla sorte di un altro Combattente meno conosciuto, ma pur sempre fautore di una modernizzazione di pensiero e vita da strappare al “gattopardo”: quel Peppino Impastato, in quei giorni infangato con l’infamante ipotesi di un improbabile suicidio, Precursore e Maestro di altra gente, (vedi ad esempio Giancarlo Siani e qualche altro migliaio di Persone, stoicamente in grado di mettere in luce le ataviche, ma ben protette storture che vanno taciute per quieto vivere), che per aver agito come chi ancora oggi viene fragorosamente dimenticato, ha fatta la stessa fine. All’epoca un bambino che ancora non aveva compiuti dodici anni, già provava fastidio per questo distinguo, per essere diplomatici; uguale sensazione vale oggi che la stessa persona ha superato il mezzo secolo di vita e generalmente ha un metro di giudizio diverso. Aldo moro, è stato un politico che per il suo comportamento, in vita ha ricevuti compenso e gloria e se è morto è stato per il non aver voluto comprendere che la sua Civile Azione, definita per l’appunto Politica, pur essendo il non plus ultra in fatto di compromesso offerto per il bene dello Stato, era forse troppo all’avanguardia, rispetto alle Volontà di quel Potere che dovunque e comunque, pur dopo una guerra perduta, resta in sella perché è differente da Dio, solo per via del fatto che quest’ultimo è pensabile, mentre il primo è visibile. Lo stesso Potere, se pur espresso mediante personaggi più rozzi, ha colpito chi dal basso avrebbe voluto ottenere quei cambiamenti che se per i tempi erano allo stesso modo all’avanguardia, considerati in paragone a quanto propugnato da Moro, politica oggi abbastanza accettata, risultano non ancora pronti per venir digeriti da chi, nonostante tutto, si dice “Civile”, tant’è vero che chi prova indegnamente a seguire l’esempio di chi quarant’anni fa Diede Fastidio, è costretto ad agire proprio perché il livello culturale in questo senso da molti vantato, in realtà è ancora lungi dall’essere alto come in tanti vorrebbero far credere per tenere pulita la loro coscienza e possibilmente trarne vantaggi, tutt’altro che di scarsa caratura. A corredo di quanto esposto, ecco qualche domanda/riflessione:

1°: Che differenza c’è fra la Mafia che impone il pizzo e lo stato che fa la stessa cosa, costringendo noi cittadini a versare tasse d’ogni genere? In entrambi i casi: si ottengono i servizi che devono derivare da tali esborsi?

2°: Quale diversità è visibile fra il difendersi dall’aggressività della Mafia o dal perbenismo che sfocia nella più becera negligenza di uno Stato che al compimento di un’azione non lecita, per dirla con il Grande Faber, “Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”? Il reagire a quanto appena proposto, quant’è offensivo e criminale, se imposto per reazione al male perpetrato dalla Mafia o al “non bene” che risulta dall’inerzia di uno stato che magari è capace anche d’incriminare e dare il quarantuno bis a chi dovrebbe ricevere attenzione e difesa, non fosse altro che come derivato del pagamento di quelle tasse che sono considerate differenti dal pizzo, alla stessa stregua delle deiezioni che si chiamano feci se evacuate dal corpo umano e sterco se espulse dagli animali?

3°: Per quale motivo si definisce omertà il non voler denunciare gli accadimenti criminosi? Forse perché si perde la stessa libertà di vivere in pace senza possibilità di ritorno, (vedi Federica Angeli o Paolo Borrometi, giornalisti che hanno messi d’accordo Mafia e Stato che considerano entrambi gli articolisti appena citati “colpevoli perché ancora vivi”), libertà ceduta a chi cerca di sopraffare il Prossimo in maniera illegale? Che fa lo Stato per ottenere la collaborazione di chi denuncia: Premia chi opera in questo senso per il bene comune con danaro e privilegi a profusione se si tratta di chi delinque che d’ora in avanti prenderà la definizione di “pentito/a”, ed invece mette alla berlina chi vuol perseguire il medesimo risultato senza chiedere alcun che come “emolumento”, gente che per tutta risposta riceve a mo’ di ringraziamento a sua volta una o più querele, come minimo per diffamazione se non peggio, qualora si tratti di normale contribuente, non necessariamente Giornalista, che da persona Civile ha messa in luce la più piccola delle nefandezze, pentendosene subito dopo per aver constatato che al posto di una sia pur minima gratificazione, già soddisfacente se consistesse nel continuare a poter vivere in santa pace, ottiene in cambio gratuiti problemi, quando non emarginazione condita dall’oscurantismo che obbliga chi ha avuto tal ardire a far penitenza, quando non a chiedere direttamente scusa e sperare che i veri rei soprassiedano ad eventuali e probabili ripicche condite dall’eterna ed incancellabile possibilità di ricattare in futuro chi avrebbe voluto solo ripristinare la legalità?

Detto che con chi ha il coraggio delle proprie azioni quest’ultima soluzione non ha mai raggiunto l’obiettivo, né la cosa accade o succederà per il futuro perché esiste sempre la capacità di sapersi difendere da questa che democraticamente va definita comunque “umanità”, essendo sufficiente rispondere a quelle urla ridicole e fintamente roboanti con azioni che le tacitano inesorabilmente e constatato che si potrebbe andare avanti con queste riflessioni e ci sarebbe da dire ancora parecchio, si può concludere il discorso evitando di sparlare della mafiosità della quale sono intrisi ordini e corporazioni che alla faccia del vituperato ventennio e del fascismo che lo ha contraddistinto, sono ancora oggi vivi e vegeti e Governano lo Stato che non si accorge, (o fa finta di non farlo), della loro ingombrante presenza, preferendo chiuderla qui e lasciare all’esame dell’Intelligenza di chi legge ogni altro sfogo, visto che in innumerevoli occasioni gli Audaci sono già passati alla fase successiva: L’autodifesa mediante sistemi impensabili per le due parti che si affrontano a spese dei cittadini onesti e spesso inermi, fazioni che sovente s’identificano annusandosi come avviene fra cani, non necessariamente di razza e colpiscono i cittadini di cui si è appena detto anche se alla fine della fiera, chiunque metta in atto piani di difesa da questa forma di Potere paragonabile a Dio anche per la punizione inflitta, sia colpevole del mancato rispetto di regole che devono cambiare faccia, ma restare sempre le stesse, nel significato e soprattutto nel risultato da raggiungere per tener vivo proprio quel Potere che diversamente si trasformerebbe, non come tale, ma come forma e gestione. Cosa s’intende per difendersi? Fra l’altro, chi scrive ha anche imputato a Peppino Impastato e poi a Giancarlo Siani, il non essere andati fino in fondo: dopo aver denunciato infatti, i Nostri, pur sapendo che sarebbero andati incontro alla morte, non hanno fatto nulla perché ciò non accadesse, cosa alla quale pare sia stato posto rimedio in qualche maniera dagli altri due Vivi di cui sopra, forse perché i tempi sono cambiati, cosa che a questi ultimi ha permesso di rintuzzare gli attacchi della bestia ferita e per questo di restare per l’appunto in vita fino ad oggi. Si può controbattere alla reazione di tutto ciò che risulta pieno di mafiosità con una sola ricetta:

DENUNCIARE. Smascherare i boss e le loro equipollenze femminili, (qualunque sia l’abito che ricopre questi che sicuramente non sono monache o monaci secondo la comune accezione del termine), ominidi che non hanno nulla di asseverabile ad appartenenti al genere umano, aborti della natura che generalmente sanno essere furbi, al punto di ammansirsi e farsi considerare Santi;

Esporre alla gogna chi sa di non aver niente da perdere e perciò cerca d’insinuarsi in ciò che non è di sua proprietà per sfruttare illecitamente e senza il minimo sacrificio i benefici derivanti da questo esser parassita, eventualmente reagendo con forza alla truffa che va ricordato: vede sempre come attore il truffato che in questo caso s’identifica con il contribuente;

Segnalare al pubblico ludibrio in fine, quelli che Leonardo Sciascia ha definiti “quaquaraquà”, vale a dire quella gentaglia che di fronte a chi ritiene nemica abbaia, dimostrando di non saper mordere all’atto pratico e di conseguenza zittendosi quando il bersaglio si ribella ovvero quando chi è a capo di questi “picciotti” eventualmente fa notare che chi lecca l’ha fatta fuori dal vaso. Denunciare Senza Paura come fanno i pazzi, al di là della negligenza dello Stato, mettendo però in chiaro e per iscritto che tale sciatteria con la quale chi dovrebbe proteggere la gente comune la ripaga, verrà ritenuta la più becera forma di complicità regalata alla Mafia e perciò affrontata da chi ha ricevuta tal offesa alla stessa stregua. Per combattere, non è necessario arrivare ad uccidere, atteso che ciò verrebbe considerato Martirio, quindi un regalo all’avversario, che normalmente opera in questo modo, sapendo quando è il momento di ergersi a vittima per ricevere l’eventuale giustificazione, utile a coprire il crimine commesso, ma scoperto. Esiste la possibilità di costringere chi deve subire il suo naturale annientamento, a riflettere sui propri errori, magari somministrando a tal nullità una condanna esemplare, mediante punizioni nuove, ma estremamente efficaci, come il costringere tal cancro a rifondere il danno perpetrato alla società civile, mediante lavoro gratuito a favore di quest’ultima, imposto e non dimenticato; esistono poi altri metodi che servono a chi ha ricevuti i danni della mafiosità, soluzioni utili per difendersi eventualmente anche dallo stato, qualora chi ha ragione di avvalersene si accorga di star patendo la fregatura da chi dovrebbe averlo in seno, con la conseguente condanna, (come se si trattasse di Pinocchio che chiede giustizia per le “attenzioni” ricevute dal gatto e la volpe), per aver scoperta e messa in luce la propria adamitica nudità, intesa come l’aver constatata l’amara certezza che le moine mostrate dallo stato come forma di civiltà, sono nient’altro che la copertura religiosa e non solo, utile a relegare per l’appunto ed a costringere alla rassegnazione chi si è svegliato da quest’eterno e ben pilotato ed altrettanto più che interessato torpore. Per concludere: Le moine appena descritte, si possono identificare anche nelle commemorazioni come quella annualmente imposta alla società per Aldo Moro e l’altra, tenuta sotto banco, valida per Peppino Impastato. Combattere nel proprio piccolo, tener duro, lottare, andare avanti, (possibilmente inteso non secondo il dire degli alpini), vantandosi di tutto questo e perciò evitando di venir commemorati in quanto onesti cittadini dopo morti ed appestati da scansare da vivi; come dire: meglio uno schifo di processo che un memorabile e solenne funerale, soprattutto se a seguire, altri campano sì, in memoria, ma sull’esempio costruito a prezzo della vita persa dall’icona in questione. E’ per questo che nelle pieghe di uno stato che risulta essere non proprio diverso dalla Mafia che dice di combattere, gli audaci sopra citati sperano di trovare qualcuno che la pensi come loro e li liberi dagli innumerevoli famelici parassiti che come il più fulminante cancro infettano la vita di tanti cittadini che sono stanchi di veder offesi i propri diritti civili. Diversamente? Togliendo il disturbo, Giustizia fai da te e senza commemorazioni/premio!

Vittorio Venditti

Ferridea

Questo sito utilizza cookie per migliorare l'esperienza per l'utente. Per ulteriori dettagli puoi consultare la pagina dedicata. Accetta Dettagli