Accesso agli atti e funzioni di controllo, il M5S si appella al Tar Molise (VIDEO)

La denuncia: «Disabilitato il nostro accesso alla piattaforma digitale nella sezione contabilità e finanza»

CAMPOBASSO

Il tema dell’accesso agli atti della Regione Molise, stabilito all’interno dello Statuto e del Regolamento, è stato al centro di una conferenza stampa indetta dal gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle ed oggetto di un ricorso al Tar Molise, dopo che per le vie brevi ed istituzionali, tale accesso è stato vietato ai consiglieri regionali di minoranza (e di maggioranza).

«Per vederci riconosciuti diritti sacrosanti come quello dell’accesso agli atti – ha spiegato il consigliere Valerio Fontana, in compagnia di Andrea Greco, Fabio De Chirico e Luigi Primiani – siamo stati costretti ad intraprendere un’azione legale dinanzi al Tar».

Oggetto della contesa l’accesso alla piattaforma digitale Urbi Smart per quanto riguarda i capitoli di spesa del bilancio previsionale appena approvato, nonché gli atti consuntivi. Una piattaforma che è stata inibita all’accesso dei consiglieri regionali, nella sezione Contabilità e finanza, fino all’anno scorso accessibile alla consultazione dei vari capitoli di bilancio.

«Con l’insediamento del nuovo presidente – ha sottolineato Fontana – questa funzione ci è stata disattiva e noi, come consiglieri di minoranza siamo impossibilitati a sapere come vengono impegnate le spese del bilancio regionale. I nostri livelli di dettaglio si fermano ai macroaggregati.” Da circa un anno, dunque, dopo che la vicenda è rimbalzata anche nell’aula di Palazzo D’Aimmo e negli uffici regionali, nonché nelle mani del Prefetto Guia Federico che, in proposito, ha dichiarato la propria non competenza, si arriva al ricorso curato dallo studio Iacovino Fiorini, corso in soccorso dell’attività dei pentastellati. In mezzo un carteggio tra il gruppo consiliare e il presidente Donato Toma nel quale emergerebbe che l’accesso è stato vietato poiché, scrive il Governatore: “Per ovvi motivi legati alla sicurezza dei dati, non è possibile consentire l’accesso ai non addetti ai lavori».

Su questa dichiarazione i consiglieri regionali di opposizione questa mattina hanno aperto interrogativi sulla gestione di tali dati ad un’azienda che ha sede in Lombardia, a Lodi, la Pa Digitale Spa, proprietaria del software e dei dati contenuti nei server per la Regione Molise. Un argomento già oggetto di discussione in Consiglio regionale che ha interessato il consigliere De Chirico, presentatore di una interrogazione in merito alla scelte compiute sull’affidamento del servizio ad una società privata, a discapito della società in house Molise Dati.

«Da avvocati e ancor di più come cittadini, siamo colpiti – ha riferito nel suo intervento l’avvocato Vincenzo Iacovino, accompagnato dai colleghi Vincenzo Fiorini Giuseppe Fabbiano –  Siamo di fronte ad un fatto: qualcuno ha disabilitato non solo l’accesso ma anche ad una funzione democratica che è quella della minoranza che viene definita dalla giurisprudenza di ‘controllo’, un principio nobile sul quale è intervenuto il Consiglio di Stato non solo sull’eletto ma soprattutto sull’elettore, poiché abbiamo il diritto di sapere. Si tratta di una prerogativa costituzionale attribuita ad ogni singolo consigliere nell’esclusivo interesse di cui se stesso è membro e della collettività regionale di cui è rappresentante. É consentito – ha continuato Iacovino – l’accesso a tali atti ad una società privata mentre ciò sarebbe negato a colui che, per la Costituzione, è preposto a fare ciò. Una cosa assurda. Come mai è stato dato mandato ad una società privata mentre è stata tolta tale possibilità ad una società in house?». Infine Iacovino ha concluso, sancendo di fronte a tutti una sorta di patto con la società civile sui temi della democrazia e dei diritti negati da parte della politica: «É evidente che di fronte ad un’azione del genere che comporta violazioni di leggi specifiche e, soprattutto, articoli della Costituzione specifici. Mi chiedo ‘chi’ personalmente ha disabilitato la funzione di consultazione dei dati perché dovrà risponderne davanti alla Procura della Repubblica, perché questo è un abuso, è una violazione di legge. Vorrei capire chi ha dato l’ordine e chi ha eseguito un ordine illegittimo».

IN EVIDENZA, L’INTERVENTO DELL’AVVOCATO VINCENZO IACOVINO