Abbandono di persona, Lucio Pastore rinviato a giudizio: prima udienza il 17 aprile

ISERNIA. La notizia alla stampa l’ha data lui stesso, Lucio Pastore, nel corso di un’intervista televisiva: «Mi hanno rinviato a giudizio per omicidio colposo». Andando a guardare le carte, però, la verità che viene fuori e un po’ diversa e decisamente meno pesante per il medico, infatti Lucio Pastore era inizialmente indagato per omicidio colposo, ma l’accusa è stata poi derubricata in abbandono di persona, probabilmente grazie anche ai chiarimenti forniti alla magistratura dal suo difensore, l’avvocato Oreste Scurti, che si dichiara sicuro dell’innocenza del suo assistito: «C’è già stata un’attenuazione del capo di imputazione e nel giudizio dimostrerò l’assoluta innocenza del dottor Lucio Pastore».

La storia inizia la mattina del 27 gennaio 2017, quando una 77enne di Sant’Agapito, accusa un malore e viene portata al Pronto Soccorso del Veneziale. Il medico responsabile di turno, dà il via a tutta una serie di accertamenti preventivi, tra cui Tac, esami vari ed analisi. Alle 14 prende servizio il dottor Lucio Pastore. Nel pomeriggio, mentre la donna è ancora in attesa di completare tutti gli esami previsti dal protocollo, 

le sue condizioni si aggravano improvvisamente e muore per collasso cardiocircolatorio. I suoi parenti presentano un esposto alla magistratura, lamentando la mancata assistenza prestata alla loro familiare e viene così aperta un’indagine per omicidio colposo. Per Oreste Scurti, non esiste, neanche lontanamente, alcuna responsabilità di Pastore: «Il mio cliente è totalmente innocente, la paziente è stata ricoverata quando lui non era in servizio ed erano stati avviati tutti gli accertamenti previsti. L’anziana donna è morta per un collasso cardiocircolatorio, quindi una causa naturale, né vedo come Pastore avrebbe potuto fare qualcosa di diverso, dall’aspettare l’esito degli esami per decidere quale terapia adottare. Smonteremo tutto in aula».

A difesa di Pastore c’è anche da evidenziare la condizioni di stress in cui lavorano i sanitari del Pronto Soccorso di Isernia, quel giorno il reparto era strapieno di pazienti e l’organico dei medici e degli infermieri non era allora – e non è ancora oggi – sufficiente a coprire tutti i turni, tant’è che lo stesso Pastore più volte aveva chiesto all’Asrem di adeguare gli organici e potenziare i reparti con più posti letto. È cronaca di tutti i giorni la condizioni di emergenza in cui opera il Pronto Soccorso di Isernia, con decine di pazienti che bivaccano nel reparto in attesa che si liberino i posti letto. Ed è kafkiano come Pastore venga accusato oggi di qualcosa accaduto forse anche a causa di una situazione di estrema precarietà lavorativa, su cui lui stesso aveva più volte lanciato l’allarme.