A tre anni dalla scomparsa di Sergio Marchionne

A cura dell’Avvocato Luigi Iosa – Segretario Generale Premio Donato Menichella

In più occasioni, Sergio Marchionne ha invitato, con pacato afflato, ad una mobilitazione delle intelligenze del Paese, con queste parole: “Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e i vostri talenti in modo tale che qualsiasi cosa facciate duri una vita intera o perfino più a lungo”. Dal breve trascritto menzionato, emblematico del pensiero di questo grande imprenditore, emergono tre vivide tematiche: l’uomo, il manager affermato, il leader indiscusso. Non è questa la sede per tracciare una compiuta bibliografia di questo figlio dai natali meridionali (nato a Chieti, in Abruzzo): ciò che interessa è, però, trovare un motivo di congiunzione dei tre aspetti proposti all’attenzione del lettore, giacché nessuna personalità, tantomeno quella di Sergio Marchionne, può esaminarsi suddivisa, ma, parimenti, nemmeno la si può immobilizzare nel personaggio noto solo dalle descrizioni giornalistiche.
Senza dubbio alcuno, la vita e il curriculum di Sergio Marchionne sono stati scanditi da una innata esigenza di confronto e di ricerca delle migliori strategie possibili per la risoluzione di complessi organici imprenditoriali. Tali reminiscenze hanno rappresentato l’incipit motivazionale – in una notte d’estate, a Francavilla al Mare (Chieti) – per proporre la fondazione di una Università degli Studi in crisi d’impresa, dedicata, appunto, al grande manager da poco scomparso. La parola crisi, quasi una specificazione della specializzazione del percorso di studio e ricerca da dare all’istituendo Ateneo, assume, allora, un significato che si dirama, in negativo, riferendosi alla crisi che ne attanaglia gli agglomerati produttivi del Sud Italia e, nell’accezione (pre)positiva di realizzare un nucleo di ricerca ed approfondimento che permetta, con lo studio e l’acquisizione di ricerche in campo giuridico ed economico, di sostenere l’attore sociale al fine di accompagnarlo in un periodo di crescita post crisi economica. Tant’è che l’idea iniziale ha trovato la condivisione di Gennaro Baccile, economista giurimetrico e presidente onorario della Sos Utenti, associazione nazionale a tutela dei consumatori bancari, dell’ing. Livio Gualerzi (Responsabile Finanziario della CEI) e di Lucio Francario, docente universitario molisano, tra i massimi giuristi d’impresa in Italia.
Ovviamente, la razionalità induce a precisare che l’intenzione non è di istituire semplicemente una nuova Università privata, quasi d’élite. Tutt’altro. Proprio rammentando la visione di Sergio Marchionne – la cui carriera non ebbe inizio da ruoli apicali – l’Ateneo ha una chiara collocazione (geografica) e un perimetro (di ricerca) ben definiti: “a Sud” e “per il Sud”. Ciò non significa, chiaramente, proporre una “monade arroccata” su sé stessa, ma vivificare l’azione di ricerca insieme con gli altri Atenei del Mezzogiorno d’Italia.
Se tanto si vuole realizzare, l’UniMarchionne – anche con il coinvolgimento istituzionale di Gianni Letta, amico abruzzese di Marchionne. Non solo, ma nell’ottica di coinvolgimento e della pensata mission che dovrà avere, sarebbe auspicabile che l’UniMarchionne sia anche sostenuta da primarie aziende italiane, operanti anche nel settore bancario, da storiche Fondazioni, nonché dalla Cassa Depositi e Prestiti, ed in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana (Cei), specie con l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e del lavoro; infatti, i vari interessati, in più conference–call, hanno già gettato le basi programmatiche dell’UniMarchionne, che dovrebbe avere sede anche in Canada, seconda patria del compianto manager italiano.
Il 17 maggio 2020, nell’editoriale del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli lanciò un caloroso appello per sconfiggere la “povertà educativa”, e per garantire alla futura classe dirigente pubblica e privata italiana una formazione ancora più importante di quella che oggi offrono la nostra scuola e le Università. Il giorno dopo, l’on. Silvio Berlusconi, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera, si associò all’idea e chiese, a chiare lettere, agli imprenditori, che svolgono anche una funzione sociale, e ai manager un grande investimento privato sull’alta formazione della futura classe dirigente del nostro Paese. Infine, anche l’attuale e l’ex Presidente del Consiglio hanno manifestato grande interesse per la nascita dell’UniMarchionne, la cui attività potrebbe coniugarsi bene con la Banca del Sud e, soprattutto, con gli Atenei del Sud. Tutte conferme che i tempi sono ormai maturi. Pensando a Sergio Marchionne, istruire, formare, ricercare “a Sud” e “per il Sud” è una sfida che richiede passione, amore e coraggio. Un ultimo apprezzamento per l’idea in questione è arrivato in questi giorni dalla Fondazione Agnelli, presieduta da John Elkann e diretta da Andrea Gavosto. Mesi fa è uscita la Collana QUADERNI SALENTINI, Editoriale Scientifica NAPOLI, diretta da Enrico Cuccodoro, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi del Salento, e curata dal dott. Riccardo Scorza, dove ho avuto l’onore di scrivere tra i più grandi giuristi italiani sulla mia idea di istituire, in questo momento storico, l’Università degli Studi in crisi d’impresa “Sergio Marchionne”.
Stellantis nasce con le nozze dell’auto tra Fiat Chrysler e Psa. Il nuovo colosso è in perfetta linea con la visione di Sergio Marchionne che, dopo quella con Chrysler che aveva portato alla formazione di FCA, agognava una seconda maxi fusione prima di lasciare il timone al suo successore (impresa in cui non è riuscito solo per motivi di salute).L’UniMarchionne potrebbe essere finanziata, a questo punto, anche con i fondi del Recovery Fund. Rilanciare la Ricerca scientifica in Italia e la formazione accademica con i nuovi fondi europei è una priorità. Sarebbe un’iniziativa rivoluzionaria e di indiscutibile attualità. Formare oggi in Italia – a livello mondiale – manager, capaci di guidare riconversioni industriali e salvataggi d’impresa che non facciano affidamento solo sugli ammortizzatori sociali ma sulle risorse endogene delle aziende, costituirebbe un grande risultato per i prossimi anni di prevedibile difficoltà economica.