A Campobasso chiude anche Zio Pasquale, storico caseificio artigianale in centro

Ha gli occhi lucidi, Antonio Tromba, quando lo invito a posare per la foto davanti alla porta a vetro del suo negozio-laboratorio che a giorni abbasserà le saracinesche. In quegli attimi, evidentemente, gli si è parata davanti l’immagine di quello che sarà.
Staccarsi dalla creatura con cui si è convissuto per 40 anni non deve essere facile per nessuno. Tanto meno per un uomo, proveniente da Baranello, che ha “dato” al lavoro, e che ora, a 82 anni, non avendo in famiglia chi possa subentragli ha deciso di mollare gli ormeggi.
Questo il prologo. E ora il fatto. Triste, ma non più nuovo, ormai.
Zio Pasquale, il famosissimo punto vendita con annesso laboratorio di prodotti caseari del tipo artigianale ha fatto partire i titoli di coda. Usando un foglio da disegno e un pennarello a due colori, il titolare ha affisso in vetrina un cartello per i ringraziamenti alla numerosa e fedele clientela.
E così anche un altro pezzo della città va a farsi benedire. In pieno centro, in via Pietrunto, proprio di fronte alle Poste centrali, la latteria è lì da 80 anni. La misero su i Di Nucci, altomolisani, specializzati nel lavorare il latte per farne mozzarelle, ricotta, burro e saporiti formaggi.
L’azienda passò a Pasquale D’Aniello, un signore ben piantato che gli attribuì il nome, “Zio Pasquale”, appunto. I clienti arrivavano da tutte le parti della città e, sino a quando la strada prospiciente fece da terminal per i bus extraurbani, si moltiplicarono le confezioni pronte a viaggiare per tutti comuni regionali, soprattutto per Roma e Napoli.
Ricordo che Zio Pasquale oltre alle mozzarelle appena tirate su dall’enorme conca, serviva al banco anche i primi yogurt naturali, in vaschette di vetro, con vuoto a rendere.
Tempi cupi, cari lettori. Chiudono anche i punti vendita più qualificati. La crisi morde con i suoi denti ben affilati. E non trova sbocchi, per mancanza di ricambi. I giovani, a quanto pare, non ne vogliono sapere di indossare stivaloni, e convivere con umido, freddo e mani sempre bagnate.

GENNARO VENTRESCA