2 luglio: torna la festa della Madonna delle Grazie

Macchia Valfortore. Una memoria sempre cara ed attesa

di Giuseppe Carozza

Pur in concomitanza della particolare emergenza sanitaria che ancora in qualche modo sta coinvolgendo l’intero Paese e il mondo intero, la comunità cristiana di Macchia Valfortore si appresta a vivere uno degli appuntamenti ad essa più cari dal punto di vista religioso e civile: la festa liturgica in onore di Maria venerata con il titolo “delle grazie”. È un appuntamento secolare – e non è certo una esagerazione – per la piccola realtà del Fortore, legato ad una ritualità dai contorni non unicamente religiosi, ma anche sociali. Secondo la più consolidata tradizione infatti il ricordo della Vergine arricchita da un titolo così beneaugurante si collega all’atavico gesto di ringraziamento che, nel bel mezzo della mietitura e della raccolta delle messi, i contadini sentivano il bisogno di esternare alla gran Madre di Dio per la benevolenza con cui aveva guidato i lavoratori dei campi nella loro dura fatica di semina e di raccolta dei frutti. Non a caso, proprio a manifestare anche esteriormente tale senso di gratitudine, in occasione di questa festività si allestivano covoni di grano o carri addobbati a festa in grado di trasportare prodotti eterogenei provenienti dalle campagne quale segno di filiale riconoscenza nei confronti della Vergine per la sua assistenza e benevolenza. Certo, di “acqua ne è passata sotto i ponti” – verrebbe da dire parafrasando un celebre detto popolare – da quando questi gesti si susseguivano e colpivano per la loro spontaneità, non avendo altra pretesa che quella di dire un “grazie” per la vita che andava avanti, pur tra mille difficoltà e problemi… Oggi, in condizioni normali, senza problemi legati a mascherine, distanze sociali e situazioni simili, ci si sarebbe preparati a questo appuntamento magari preoccupandosi dell’artista di grido da fare esibire in piazza o delle tante attrazioni esterne che, giustamente, avrebbero contribuito anch’esse a dare un tocco di festosità e spienseratezza al paese. Purtroppo, per le ragioni a tutti note, questo non sarà possibile e, apparentemente, sembrerà di vivere la giornata del due luglio quasi in tono minore. In realtà, a ben guardare, siamo del parere che non si tratti affatto di una festa sminuita: certo, riempie il cuore di tristezza non poter sentire le vie del centro storico risuonare delle allegre note di una banda musicale che, con la sua presenza, avrebbe contribuito a far sentire più felici anche i suoi componenti per una giornata in più di lavoro sulle spalle o il non vedere la piazza san Nicola piena delle consuete “bancarelle” dalle quali pure spesso proviene pane da mangiare per tante famiglie non all’apice della fortuna; ma tant’è: per ora dobbiamo far tesoro di quanto ci permettono di fare le leggi e, soprattutto, il buon senso. Anzi, verrebbe quasi da dire che sono proprio queste circostanze vissute in sordina a far riscoprire il senso vero persìno delle più rinomate tradizioni che, soprattutto negli ultimi decenni, in nome talora di una corsa sfrenata verso una sorta di “meraviglioso” o di “esagerato” a tutti i costi, stavano correndo il rischio di perdere la loro spontaneità più genuina. Ecco allora che la memoria del due luglio, per la cittadina macchiarola, può diventare quest’anno l’occasione propizia per vivere nella forma più intima e sacra possibile un appuntamento tramandato non per distrarsi dalle quotidiane preoccupazioni, ma per riannodare un filo di vitalità e di memoria con un passato dalla cui lettura si possono sempre trarre utili insegnamenti anche per il presente. In tale ottica l’appuntamento mariano dei prossimi giorni è auspicabile che contribuisca a ricreare pure quel senso di serena collaborazione e di servizio ecclesiale che, all’interno di qualche comunità circostante, sembrano essere venuti un po’ meno a seguito di decisioni che, lungi dall’essere interpretate per lo più in maniera quasi punitiva, andrebbero accolte magari con spirito di maggiore obbedienza, con la sicura consapevolezza che dietro ad un intervento in apparenza doloroso e/o sconcertante può nascondersi anche un piano provvidenziale che, al momento, si rivela ai più imperscrutabile.

In tale ottica dunque la parrocchia San Nicola di Myra, sotto la premurosa guida di don Stefano Fracassi, sta preparandosi al meglio affinché la festa in onore di Maria Santissima delle Grazie possa essere vissuta dalla popolazione secondo la più consolidata gioia e con il maggior fervore possibile. Dopo la novena, infatti, che ha caratterizzato la liturgia di queste sere, la solennità del due di luglio culminerà con la solenne concelebrazione eucaristica delle ore 19 presieduta dal rettore del Santuario di Castelpetroso e da un piccolo gesto devozionale nei confronti di Maria che, compatibilmente con le misure anti- virus stabilite dalle autorità, segnerà comunque un gesto di affetto e di vicinanza nei suoi riguardi, con la fiduciosa speranza che il prossimo anno ci si possa ritrovare, per la medesima circostanza, in condizioni di maggiore sicurezza e tranquillità dal punto di vista sia sanitario sia sociale. Macchia Valfortore, infatti, non potrà mai fare a meno di ricordare la data del due di luglio e di farlo, ancora di più, con quella devozione e serenità che l’hanno sempre contraddistinta nel suo passato remoto e recente.

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