TEATRO – Molise Cultura, i prossimi appuntamenti

Evos

Prosegue la stagione teatrale promossa dalla Fondazione Molise Cultura: oggi, sabato 4 febbraio, alle 21,00, presso il Piccolo Teatro Gil a Campobasso sarà in scena “Rosina e Martummé – Un amore di briganti” (Incas Produzioni); domani, domenica 5 febbraio, alle 21,00, presso l’Auditorium Unità d’Italia di Isernia “Miseria e Nobilità”, dal testo di Eduardo Scarpetta, (Centro di Produzione Teatrale Elsinor”; martedì 7 febbraio, alle 21,00, presso il Teatro Savoia di Campobasso, “Marco Polo” di Matteo Patavino.

Queste le schede delle opere

ROSINA E MARTUMMÈ Un amore da briganti

“Rosina e Martummè – un amore da briganti” è lo spettacolo scritto e diretto da Francesco Vitale con la collaborazione e la consulenza storica di Francesco D’Alessandro e le musiche originali di Alessia D’Alessandro, che ha debuttato nel dicembre del 2014  con il Patrocinio del Comune di Campobasso al Teatro Savoia del capoluogo molisano ed è stato rappresentato più volte anche per gli alunni delle scuole medie e superiori in diversi territori del vecchio “Regno delle Due Sicilie” Lo spettacolo è ambientato nel 1861; nel marzo di quell’anno il Parlamento di Torino proclamava la nascita del Regno d’Italia: il meridione era stato “liberato” dall’egemonia dei Borboni. Questo è quanto ci viene raccontato dalla storia ufficiale, ma il popolo del Regno delle Due Sicilie era davvero oppresso? I campani, gli abruzzesi, i molisani e i calabresi desideravano davvero unirsi al resto della penisola oppure l’azione dei piemontesi fu una vera e propria occupazione? Martummè e Rosina volevano combattere in difesa del loro Regno e gioirono quando i briganti della Compagnia Fra’ Diavolo, agli ordini del cerretese Cosmo Giordano, riuscirono a riconquistare Casalduni e Pontelandolfo.

MISERIA & NOBILTÀ

Dopo un grande successo di pubblico e critica Miseria&Nobiltà arriva al Teatro Auditorium Unità d’talia di Isernia: una delle numerose tappe della lunga tournée italiana. Tratto dal testo di Eduardo Scarpetta e reso celebre dal film del ‘54 di Mattoli con Totò, Miseria&Nobiltà è uno dei classici della tradizione napoletana e italiana. Reinterpretando nuovamente un vero e proprio mito della modernità, Michele Sinisi ci racconta una storia tipicamente italiana, capace di essere attuale e autentica sia dentro che fuori la scena. La vicenda, ormai nota, è quella di un povero squattrinato che costretto a vivere di espedienti per rimediare a fatica un tozzo di pane, dà vita a una fitta tessitura di trovate dialogiche e di situazioni che rappresentano la summa dell’arte attoriale italiana e di quanto di meglio la storia del teatro (in particolare quella napoletana) abbia prodotto nel tenere il pubblico inchiodato alla sedia: Lo scrivano Felice Sciosciammocca e il suo amico Pasquale sono due poveracci che vivono alla giornata. Senza uno spicciolo in tasca e affamati, i due amici e le loro famiglie vengono ingaggiati dal marchesino Eugenio perché si fingano suoi nobili parenti presso la casa del futuro suocero, un cuoco arricchito,  con lo scopo strappare il consenso al matrimonio. Colpi di scena ed equivoci renderanno le cose più complicate e nulla andrà secondo i piani. Nella messa in scena di Sinisi, la farsa di Scarpetta si libera dalla parlata napoletana e con l’uso di diversi dialetti gioca a rappresentare realtà e finzione facendo leva sulle suggestioni evocate da questo testo. La scena volutamente scarna e cupa della prima parte con i suoi personaggi in tuta, magliette usurate e leggins, lascia spazio alla sorpresa dell’allestimento del secondo tempo, pensato dallo scenografo Federico Biancalani con sfarzo solo apparente, dove un lampadario a prima vista sontuoso si rivela poi fatto di cucchiai e mestoli. Come una canzone pop il cui ritornello potrebbe essere ripetuto all’unisono da tutta la platea, i dialoghi e le scene di Miseria&Nobiltà sono un vero e proprio collante sociale, la ripetizione di un rito collettivo che unisce e diverte. Questo avviene senza dimenticare il lascito del cinema e la potenza espressiva che questo veicola, il grande schermo bianco che compare in scena ne è la prova più efficace. Si aderisce all’originale sì, ma tradendolo continuamente, in un gioco continuo di partiture teatrali. Miseria & Nobiltà ritorna a quel testo del 1888 solo riscoprendosi rito nell’oggi con una straordinaria squadra di attori che s’impossessano della scena. Dice Sciosciammocca nell’ultimissima battuta della storia “Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento.” Miseria & Nobiltà del mestiere del vivere recitando.

MARCO POLO

di Matteo Patavino

Lo spettacolo è liberamente tratto da Le città invisibili di Italo Calvino. Nella disputa tra Polo e Kan, le memorie di Marco compongono l’impianto intorno al quale i racconti delle città lontane diventano report sui luoghi del presente. Una mappa dove s’incrociano teatro e melodramma, cultura orale e scrittura, parola e suoni, forme e linguaggi contemporanei.

 

 

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