San Basso, si ripete il rito della processione in mare

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Un sole brillante ed un mare piatto e quieto hanno fatto da corona, questa mattina, alla festa più sentita per la comunità termolese, ovvero la suggestiva processione in mare in onore di San Basso, il Santo protettore della città.

Una festa appunto che lega la sacralità dell’evento allo smisurato folclore con cui la ‘gente di mare’ celebra il rituale della processione. Un rituale vissuto con entusiasmo, in ugual misura sia da coloro che la festività l’hanno attraversata nel corso di decadi e sia dai più piccini che, di buona lena e con lo stesso entusiasmo, hanno occupato la banchina del porto fin dalle prime ore del mattino. Immagine di un significativo ponte di memorie, capace di ricostruire il ricordo del passato e di porgere alla generazione successiva l’importanza di questa festa.

Sono da poco passate le 9 quando la statua del santo fa il suo ingresso nel porto, scortata dai corpi militari in alta uniforme e accolta dagli applausi di due ali di persone, pronte ad accompagnarla fino al suo arrivo a bordo del “Nuovo Kondor”, l’imbarcazione che per il secondo anno consecutivo, dopo un sorteggio esaltante, ha avuto il privilegio di portare il nostro Santo. Posizionato il Santo a bordo del motopeschereccio, sotto l’attenta direzione dell’armatore Carlo Smargiassi e della sua famiglia, sono stati invitati a salire i protagonisti istituzionali e religiosi, ovvero il vescovo Gianfranco De Luca, il parroco della Cattedrale monsignor Gabriele Mascilongo: il sindaco Angelo Sbrocca.

Gli altri rappresentanti istituzionali, in linea con le direttive diramate dalla Capitaneria di Porto, hanno, come da protocollo, vissuto la processione a bordo del “Miante”, imbarcazione questa che, insieme al “San Pio” con a bordo la banda, ha composto la triade delle imbarcazioni sorteggiate per questa edizione 2017. Seppur in formazione ridotta, comunque, il corteo di imbarcazioni è stato in grado di restituire alla città una processione custode di incredibili atmosfere e che conserva, ancora oggi, tutto il fascino di un immancabile rituale che è patrimonio della termolesità.

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