Rissa tra migranti, accoglienza revocata per sei stranieri

50k visualizzazioni

Avevano ingaggiato una rissa all’interno del centro d’accoglienza in cui erano ospitati, revocate le misure di accoglienza per sei richiedenti asilo. La vicenda risale ad alcuni mesi fa, e si è verificata in una struttura situata in un comune della provincia di Isernia. Recentemente il tar Molise, con una propria sentenza, ha respinto il ricorso con cui i sei migranti, singolarmente ma assistiti dallo stesso avvocato, avevano chiesto l’annullamento del decreto della Prefettura di Isernia con cui veniva confermata la revoca delle misure di accoglienza. Costituiti in giudico sia l’ufficio territoriale del Governo di Isernia che il Ministero dell’Interno.

Mesi fa la Prefettura aveva notificato alle sette persone interessate l’avvio dell’iter per la revoca delle misure d’accoglienza in base al decreto legislativo 142 del 2015 che prevede tale possibilità in caso di “violazione grave o ripetuta delle regole delle strutture in cui è accolto da parte del richiedente asilo, compreso il danneggiamento doloso di beni mobili o immobili, ovvero comportamenti gravemente violenti”. In tale occasione, la Prefettura aveva invitato gli interessati a presentare eventuali memorie difensive. Che, in nessuno dei sette casi, sono state prodotte. A motivazione del respingimento del ricorso, il Tar osserva che “nonostante la proposizione del ricorso”, i ricorrenti non hanno “prodotto alcuna difesa con riferimento ai fatti concretamente ascrittigli” e non hanno “negato di aver preso parte alla predetta rissa, limitandosi ad addurre pretesi vizi di carattere procedimentali, peraltro insussistenti”.  Ovvero, nella linea difensiva, tutti i ricorrenti hanno “lamentato la carenza di motivazione del provvedimento di revoca – si legge nella sentenza del Tribunale amministrativo – sul presupposto che la comunicazione di avvio del procedimento in esso richiamata non conterrebbe un’adeguata descrizione dei fatti ascritti al ricorrente”.

Tuttavia, osserva il Tar, “la comunicazione in questione, debitamente comunicata anch’essa, fa espresso riferimento al coinvolgimento del ricorrente in una rissa, alludendo così ad una fattispecie sufficientemente definita e che indica un comportamento univocamente violento peraltro sanzionato anche penalmente”. Inoltre, per il Tar “il principio della presunzione di innocenza risulta erroneamente invocato” dai ricorrenti, dato che la norma in vigore “annette rilievo ai fini della revoca delle misure di accoglienza alla realizzazione di comportamenti violenti, a prescindere dall’accertamento degli stessi in una sentenza passata in giudicato”. Il Tribunale amministrativo ha ritenuto non dirimente neppure “l’ulteriore motivo invocato da parte ricorrente secondo cui il provvedimento gravato non sarebbe stato oggetto di traduzione nella lingua compresa dal ricorrente”, poiché “la mancata traduzione non determina l’illegittimità del provvedimento, ma giustifica, soltanto, un’eventuale rimessione in termini del ricorrente, nell’ipotesi d’impugnazione, situazione che nella specie non si è realizzata, avendo l’interessato provveduto tempestivamente alla presentazione del ricorso”.

  Vuoi ricevere questa ed altre notizie direttamente sul tuo cellulare? Semplice! Invia il testo NEWS SI con un normale sms al nostro numero +39 3201122791 e riceverai quotidianamente sms informativi gratuiti per essere aggiornato in tempo reale sulle principali notizie della regione. Inoltre sempre a questo numero potrai inviarci segnalazioni foto/video di qualsiasi natura tramite WhatsApp

Vuoi accedere al contenuto completo di tutti gli articoli del miglior quotidiano d'informazione del Molise?


Già abbonato? Accedi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *