Razzi: su Kim Jong-un e Trump avevo ragione io

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La presentazione ieri a Isernia del suo libro, ‘Un Senatore possibile’, è stata l’occasione, per Antonio Razzi, di raccontare quella parte della propria vita che era rimasta più lontana dai riflettori. Ma anche per rispondere, con la consueta schiettezza che lo contraddistingue, alle domande relative alla scena politica, nazionale e internazionale. Dal nuovo governo alla propria mancata candidatura, dalla vittoria di Trump allo storico incontro tra i leader della Corea del Nord e del Sud lungo il confine tra i due Stati. Con un passaggio anche sulle nozze gay che si sono svolte, ieri mattina, a Campobasso.

“Ho voluto realizzare questo libro – ha spiegato Razzi durante l’incontro alla Gea Medica – ‘Un senatore possibile’, per spiegare un personaggio che molte volte viene frainteso o deriso da qualcuno, anche per via dell’imitazione di Crozza. Ma Crozza, naturalmente, fa il suo mestiere e deve far ridere. Sono certo che chi leggerà il libro cambierà opinione su di me”. Il volume racconta “tutti i sacrifici che ho affrontato da emigrato – ha spiegato l’ex senatore di Forza Italia – perché bisogna ricordare che c’è un Abruzzo fuori dall’Abruzzo e c’è un Molise fuori dal Molise: in tanti sono stati costretti ad emigrare. Io, nel 1965, ho dovuto scegliere: zappare la terra, altrimenti non si mangiava, oppure emigrare. Ero ancora minorenne e non ero laureato (e sono orgoglioso del fatto che nonostante ciò sono riuscito a svolgere due legislature alla Camera e una al Senato), ho dovuto conseguire un diploma di saldatore meccanico, perché la ditta di Emmenbrücke nel Canton Lucerna non assumeva operai senza attestato. Tra l’altro il saldatore meccanico non l’ho mai fatto, perché ho lavorato in una fabbrica tessile. E da lì, senza alcun regalo, visto che in Svizzera non regala nulla nessuno, con le mie capacità sono diventato il più giovane capo operaio in azienda: a soli 24 anni gestivo 35 operai, di diverse nazionalità. È lì che ho ‘imparato’ la politica estera, apprendendo le diverse tradizioni e costumi di quelle nazioni”. A chi gli ha chiesto pronostici sulla durata del Governo, appena Varato, l’esponente di centrodestra ha risposto: “Io ho sempre detto, fin dal primo giorno di questi tre mesi in cui siamo stati senza Governo, che non c’era da preoccuparsi perché il Governo si sarebbe fatto. Perché il 60 per cento degli eletti sono persone nuove e non vogliono lasciare la poltrona. Quando gli ricapita un’occasione del genere? Come dico sempre, ‘lo dico da amico’ perché l’ho vissuto dall’interno: nessuno vuole andare a casa”. Certo, ha aggiunto Antonio Razzi, “magari governare sarà una cosa difficilissima. I grillini, in campagna elettorale, non hanno detto che si sarebbero alleati con Lega, altrimenti non avrebbero raggiunto quasi il 33 per cento. Hanno detto agli italiani che sarebbero andati da soli, poi così non è stato. E questo è un grave errore, perché alla prossima tornata elettorale ci sarà una rivalsa da parte degli italiani”.

Giorni fa, l’ex esponente azzurro si era detto pronto a passare con la Lega. Quando i cronisti gli hanno domandato se si fosse sentito tradito da Forza Italia non ha avuto tentennamenti: “Il termine tradito è poco – ha commentato Razzi – Sono sempre stato presente, ha lavorato e mi sono attenuto a ciò che il gruppo voleva. Sono l’unico ad aver avuto rapporti con la Corea del Nord. Ho insistito col ministro degli Esteri, quando ha rimandato l’ambasciatore nordcoreano a Pyongyang, e gli ho detto che non andava fatto. Perché noi italiani eravamo gli unici ad avere la possibilità di dialogare ed eventualmente di dare un segnale di pace. Mi hanno preso per matto, me ne hanno dette di tutti i colori, ma alla fine ho avuto ragione io. Stessa cosa con Trump: ai giornalisti dicevo che avrebbe vinto le primarie e sarebbe stato il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Anche lì mi davano del matto, ma si sono dovuti ricredere e mi hanno anche chiesto come avessi fatto a prevederlo. Ma avevo anche previsto che il presidente Moon e Kim Jong-un si sarebbero incontrati al 38esimo Parallelo: io lì ci sono stato decine di volte e ho parlato con Kim Jong-un. Lui mi ha chiesto di far venire i suoi calciatori in Italia e io gli ho trovato una scuola di Corciano, vicino Perugia, e mi sono complimentato con lui per questo segno di apertura perché prima, dalla Corea del Sud, non usciva nessuno. Lì ho capito che sarebbe stato lui l’uomo della svolta. Sono passati un po’ di anni, ma ho avuto ragione io”. Una battuta l’ha rilasciata anche sulla notizia del primo matrimonio gay del Molise, svoltosi ieri mattina a Campobasso. “Quando ero capo operaio – ha affermato – avevo tre persone gay nella squadra, ed i più grandi lavoratori erano loro. Se vogliono stare insieme, condivido che siano felici insieme”.

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