Rava, pericolo incombente

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Pericolo esondazione del torrente Rava sempre più incombente a Pozzilli, tanto che un nostro lettore, Eduardo Berardi, rivolge un accorato appello alle autorità per evitare quella che potrebbe essere una tragedia: “Sono un cittadino di Pozzilli nato, cresciuto e “pasciuto” lungo il torrente Rava che era solo motivo di spettacolo e sostentamento. Oggi è un pericolo pubblico. Premessa: il torrente Rava, raccoglie le acque provenienti parzialmente dai comuni del frusinate Acquafondata, Viticuso, Conca  Casale e Pozzilli. È un bacino importante  e scarica le acque nel fiume San Bartolomeo alle porte di Venafro. Anticamente con le sue piene esondava e entrava negli scantinati delle case esistenti, in Pozzilli centro, a ridosso dell’alveo e portando fuori le botti, a causa d’una collina detta “Culella” che deviava le acque verso le abitazioni. Per l’accesso da e per Venafro un piccolo ponticello permetteva il passaggio ai residenti e a tutte le popolazioni a monte di Pozzilli, anche del Frusinate, interessate ai rapporti sociali e alle frequenti fiere e mercati che si svolgevano nel Venafrano. Nei primi anni  del 1900 fu attuata una grande, per l’epoca, regimentazione delle acque, tagliando parte della citata collina e la costruzione di mura perimetrali e  trasversali  in blocchi di pietra locale lavorata a mano (ancora visibili) con funzioni di vasche di laminazione (contenimento) durante le piene.

Tali mura trasversali fermavano l’acqua che  depositava il limo. Tutto ciò in collegamento con la piana di Acquafondata ove raccoglievano le acque piovane tramite una piccola diga che alimentava una centralina elettrica. Quando le piogge erano abbandanti l’acqua veniva regimentata attraverso un’apertura detta “portellone”. Successivamente anche per effetto della costruzione della strada provinciale per Conca Casale e poi per l’allargamento della strada provinciale per Acquafondata, il pietrame di risulta fu tutto convogliato a valle ove scorre il torrente con cui  da alcuni decenni siamo alla resa dei conti. Il pietrame ne ha invaso l’alveo per l’incuria delle generazioni successive. Il problema del torrente Rava è ora il pietrame che ad ogni piena scende sempre più a valle, seppellendo il limo con almeno 3-4 metri d’altezza rispetto al livello iniziale, sommergendo e danneggiando  i muri trasversali, (lo testimoniano gli alberi d’ulivo sopravissuti e in parte sommersi (e che non  dovevano esserci). E mi ripeto, nel 1993, ci siamo salvati proprio per il provvidenziale asporto di migliaia di metri cubi di pietrame, costato circa 200-300 milioni di lire, in contrapposizione alla richiesta d’una ditta del settore che si era offerta di rimuovere il pietrame  gratuitamente e acquisendolo per la propria attività!?!

Tanto premesso, il sottoscritto sollecita chi di dovere a ripulire il torrente Rava dal pietrame  accumulatosi in circa 25 anni a monte dell’abitato di Pozzilli, peraltro con un intervento a costo zero, evitando così eventuali lutti e distruzioni. Per non rimuovere il pietrame sono stati realizzati i “gabbioni” che hanno ridutto notevolmente la larghezza dell’alveo aumentando così la forza distruttrice dell’acqua costretta in un alveo non naturale. Commento: ma come, i nostri avi nel 1900 salvarono il paese dalla distruzione e morte realizzando una grande opera di bonifica, tagliando una collina “Culella” per realizzare “vasi di espansione” e noi eredi abbiamo occupato detti vasi di espansione con piantagioni di olivi e, fatto ancora più grave, realizzato gabbionate; (invece di far asportare il pietrame da una ditta del settore che si era offerta gratuitamente), con restringimento dell’alveo di oltre la metà, aumentando l’innalzamento dell’acqua con aumento della relativa potenza tanto da convogliare a valle migliaia di metricubi di pietrame che ormai già minacciano l’abitato di Pozzilli. I colpevoli sono stati i nostri avi o noi eredi?”.

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