Liquami nel Carpino, nei guai azienda casearia

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Continuano i controlli da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Isernia e dei reparti speciali presenti sul territorio finalizzati alla tutela dell’ambiente e nei settori agricolo, agroalimentare e forestale. Nelle ultime ore i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Isernia, hanno denunciato alla competente Autorità Giudiziaria il titolare di un’azienda casearia che sversava illecitamente liquami derivanti dall’attività produttiva dello stabilimento nel fiume “Carpino”.

Le indagini dei Carabinieri erano partite dopo la segnalazione di odori nauseabondi che provenivano dalla zona dello sversamento, che secondo i primi accertamenti avveniva soprattutto nelle ore notturne per sfuggire ad eventuali controlli. Il fiume “Carpino”, che attraversa Isernia nel versante orientale, raggiunge anche altri comuni della provincia tra cui Pesche e Carpinone, per poi unirsi al Sordo nel fiume Cavaliere e diventare un affluente del Volturno. Esso probabilmente deve il suo nuovo nome alla valle in cui scorre, la “Valle Caprina”; fu infatti chiamato prima Caprimo e poi divenne Carpino. Il suo vecchio nome, Gianoconese, proviene dal dio pagano Giano e da canere, verbo latino che significa cantare. Nel libro Res Publica Aeserninorum si può leggere: Jano Canese, parimente, fu di Giano Janus, deo con testa griggia, canesco, fiume sonatore, canere, pe’l sono di gorgheggi che l’acqua sua fa nel passare. Nel recente passato il fiume è finito più volte sotto la lente di ingrandimento  per lo scarico illecito di liquami e rifiuti che hanno deturpato il tratto fluviale, ricco di fauna. Numerosi furono gli esemplari di trota rinvenuti morti lungo il corso del fiume, che presentava tra l’altro il fondale ricoperto di melma chiara. Tali vicende balzarono agli onori della cronaca nazionale anche attraverso la nota trasmissione  televisiva “Striscia la notizia” che dedicò proprio un servizio sull’inquinamento del “Carpino”.

L’intervento dei Carabinieri ha portato ora alla scoperta di uno dei motivi dell’inquinamento e alla identificazione del responsabile che dovrà ora rispondere del reato di smaltimento illecito di rifiuti speciali.

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