L’amministrazione comunale ricorda l’artista isernino Vincenzo Ucciferri

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Dieci anni fa, il 16 marzo 2007, moriva l’artista isernino Vincenzo Ucciferri. Era nato a il 27 febbraio 1953, aveva frequentato l’Istituto d’Arte ‘Manuppella’ e poi s’era diplomato all’Accademia di Belle Arti, studiando inizialmente a Firenze e successivamente a Napoli.

La sua prima mostra fu a Cassino nel 1972, poi una lunga serie di esperienze, con tele esposte in oltre cinquanta mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, in numerose città fra cui Milano, Napoli, Campobasso, Macerata, Perugia, New York, Montreal. L’ultima sua personale è stata “See me!”, nel 2006, al MACI di Isernia.

Sono centinaia le opere prodotte da Ucciferri, che si è spesso ispirato alla propria terra e alla sua gente. Artista dalla pennellata decisa e dai colori densi, ha dipinto paesaggi e stanze, vicoli e montagne, volti e maschere simboliche, nudi di donna e bambole. Alla sua città, Isernia, ha dedicato diversi lavori, come ‘Paleosulo’ (1986) e la grande tela della sala convegni della Camera di Commercio (1984). Ma anche altro, a torto considerato minore, quali le immagini per le copertine di dischi (Vicolo), riviste (Utriculus) e libri (Fiabe molisane).

Di Vincenzo Ucciferri e della sua pittura hanno scritto in tanti: Giambattista Faralli, Arnaldo Romani Brizzi, Giorgio Berchicci, Sabino d’Acunto, Fernando Battista, Orlando Franceschelli, Elmerindo Fiore, Carlo Peretto e altri ancora. Una volta, della sua produzione artistica, egli stesso disse: «È la sincera, unica e autentica testimonianza della mia pena di uomo alienato da una assurdamente ostile e ostilmente assurda realtà. Tutto per me è muto, tranne la tela che a tratti interloquisce meco e conforta la mia in/comunicante solitudine».

Nel 2008, ad un anno dalla morte, il MACI dedicò a Ucciferri la mostra intitolata “Il teatro della memoria”. In quella occasione venne anche stampato un elegante catalogo prodotto dall’editore Iannone. Sulla quarta di copertina sono riportate queste parole di Giambattista Faralli: «Se c’è qualcuno, in questo lembo di provincia, che ha scommesso tutta la sua esistenza sulla propria vocazione di artista, infrangendo schemi e luoghi comuni, camminando col suo laborioso bastone su percorsi difficili, rifiutando la ‘normalità’, la regola comune, il facile adattamento, l’integrazione, costui è stato Vincenzo Ucciferri».

Isernia, nel decennale della sua scomparsa, lo ricorda con l’ammirazione e la riconoscenza dovuta ai suoi figli più illustri.

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