La variante e il segreto di Pulcinella

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Vi è molto fermento intorno la variante parziale al Prg di Termoli adottata in Consiglio Comunale il 19 aprile e pubblicata il 23 dello stesso mese. L’ultimo step di una procedura amministrativa che, una volta superato, consentirà l’inizio dei lavori di cementificazione del centro cittadino. Per queste ragioni l’attenzione si è focalizzata sulla mancata trasmissione degli atti in Regione, passaggio propedeutico per l’approvazione della variante. A interrogarsi sui motivi di tale mancanza è il concittadino Ciro Stoico, il quale afferma.

“Per il Comitato No Tunnel è una questione di competenza. Il comune vuole asseverare a se quella regionali. In verità salvo ripensamenti le motivazioni sono indicate nella risposta scritta a firma del già presidente della Regione Paolo di Laura Frattura, all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Michele Petraroia sulla verifica degli adempimenti per la realizzazione del tunnel di Termoli: “Per quanto attiene alla procedura di variante al piano, l’atto scaturente dalla CdS, unitamente al progetto ed ai pareri acquisiti in tale sede sarà inviato al Consiglio Comunale per la dovuta adozione; segue la fase di pubblicazione, delle osservazioni e l’approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale. Detta delibera di C.C. viene inviata alla Regione Molise per l’approvazione che, ai sensi della L.R. n. 7/73, provvede per quanto di competenza, nei modi e nei tempi dovuti, con una attenzione particolare ai tempi del finanziamento”. Dobbiamo attendere un altro passaggio in consiglio comunale.

Nella stessa risposta vi è un ulteriore chiarimento che contesto e non condivido e per queste ragioni ho presentato una osservazione. Si legge che: “l’approvazione dei progetti è effettuata in conformità alle norme dettate dalla legge 7 agosto 1990 n. 241 e, successive modificazioni: è dunque il legislatore ad aver tracciato il percorso da seguire, imponendo l’applicazione delle disposizioni in materia di conferenza di servizi secondo gli articoli 14-bis e seguenti della legge 241 del 1990, che consente peraltro, all’amministrazione aggiudicatrice, in virtù del comma 2 art. 27 del nuovo codice e comma 1-bis dell’art. 97 del previgente codice, di sottoporre legittimamente al procedimento di approvazione un livello progettuale di maggior dettaglio, al fine di ottenere anche le approvazioni proprie delle precedenti fasi progettuali eventualmente non effettuate”. Mi domando, come si possa applicare contestualmente sia il nuovo codice dei contratti e il vecchio se il primo sostituisce il secondo? La legge all’epoca dell’indizione della gara imponeva l’approvazione del progetto preliminare tramite la conferenza di servizi preliminare che per la tipologia del progetto era obbligatoria. Non conosciamo quali sono le azioni che vorrà intraprendere l’Amministrazione comunale ma una riflessione è d’obbligo: Il progetto è epocale e non indiciamo il referendum consultivo? Il progetto ha seguito l’iter previsto dalla legge e non lo vogliamo inoltrare in Regione?

 

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