Il Museo Nazionale del Paleolitico in attesa del riconoscimento Unesco

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ISERNIA. All’indomani del successo strepitoso ottenuto, in termini di ascolti, dalla prima puntata della trasmissione ‘Meraviglie’ di Alberto Angela, viaggio in dodici tappe nei siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, torna d’attualità la questione del Paleolitico di Isernia. Per il sito preistorico pentro, infatti, è stata avanzata richiesta di riconoscimento all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Della questione si era interessata, l’anno scorso, anche la sezione ‘viaggi’ del sito internet de ‘La Repubblica’, che aveva pubblicato uno speciale sui 40 siti italiani le cui proposte di inserimento nell’elenco dei luoghi patrimonio dell’umanità dell’Unesco sono attualmente in lista d’attesa, alcune delle quali anche da anni. Tra queste, appunto, era stato citato dalla testata giornalistica nazionale anche il ritrovamento del Paleolitico. In realtà, nel 2013, il sito di località ‘La Pineta’ aveva già ottenuto un riconoscimento da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Al Paleolitico, infatti, era stato assegnato lo ‘Scudo blu’, simbolo introdotto nel 1954 dalla Convenzione dell’Aja con cui si dà garanzia di protezione internazionale in caso di conflitti armati e catastrofi naturali e che viene concesso dalla Convenzione a un limitato numero di beni culturali di grande importanza. La decisione di proporre all’Unesco la candidatura del Paleolitico è arrivata dopo. Ad annunciarne l’intenzione era stato, nel luglio del 2015, l’allora sindaco di Isernia Luigi Brasiello, in occasione del workshop sul ritrovamento del dente da latte, resto umano tra i più antichi d’Europa. In tale circostanza, Brasiello aveva espresso l’intenzione, da parte dell’amministrazione comunale, di chiedere che sia il dentino, sia l’intero sito de ‘la Pineta’, fossero riconosciuti come patrimonio dell’Unesco. Il dente, aveva spiegato, andava inteso come punto di partenza per far conoscere al di fuori dei confini regionali la ricchezza archeologica del territorio pentro. Ed effettivamente, come confermato proprio dall’articolo di Repubblica, la domanda era stata poi effettivamente avanzata e risolta ora in attesa di essere esaminata.

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