Festa di Sant’Antonio Abate, il racconto dei festeggiamenti rinviati il 17 gennaio

Ottica di salvatore

Si poteva fare. E si è fatto. Colpa della neve il rinvio; merito della tenacia del parroco don Ugo Iannandrea e dei suoi amici del comitato festa, se lo slittamento non è risultato vano. E del clima che, questa volta, con 15 giorni di ritardo, ha permesso il regolare svolgimento della Festa di Sant’Antonio Abate, la più sentita dai campobassani, tra quelle di quartiere.

Monumentale la catasta di legna che i 14 volontari hanno costruito un giorno prima dell’evento. Legna che, con fare certosino, gli addetti hanno raccolto, con le autorizzazioni necessarie, anche sulla collina dei Monti, alberi abbattuti per sicurezza e altri caduti per le intemperie.

Il fuoco, questa meraviglia. E’ stato acceso, ieri mattina alle 10, alla presenza del vescovo Bregantini che lo ha benedetto. Dopo la celebrazione della messa, lo stesso monsignore, fiancheggiato dal parroco, ha somministrato la benedizione agli animali (in prevalenza canni) che i fedeli hanno portato davanti al sagrato.

Da anni mancavano gli animali da reddito. In questa occasione abbiamo rivisto addirittura un maiale della razza Large white, costretta in una gabbia metallica, portata non senza sacrificio dal suo padrone. C’era anche un asinello, animale pressochè scomparso dalle nostre aziende agrarie, dominate ormai dal lavoro meccanico. E poi, alcune bambine con i pesciolini, un’altra co tre gallinelle racchiuse dentro una elegante gabbia. E poi i rom, con i loro magnifici e imponenti cavalli. Tra gli altri un rom, baffuto, con un cappello da personaggio western, che, con aria austera, teneva per i finimenti due magnifici  equini e, come un consumato attore, si è concesso agli occhi di reflex e telecamere, senza dimenticare gli scatti dei cellulari.

E poi la piccola, ma sentita processione che, come sempre, ha fatto un breve giro del quartiere, per fare sentire la parola di Dioe del santo anche nei cuori di gente che fa part, in prevalenza,  di un ceto sociale tra i più modesti della nostra città.

E, ancora, le fave bollite, i cavatelli conditi col sugo ristretto di carni di maiale, cucinato dagli scout del quartiere che aspettano questo momento per sprigionare tutta la loro gioia e guadagnare qualche euro con le vendite delle ciotolette con i cibi cotti, in modo da poter finanziare l’attività della sezione.

Quindi, la messa pomeridiana, che ha completato la parte religiosa, prima di giungere, in serata, all’appuntamento musicale. Antonio Mandato e Nicola Mastropaolo hanno eseguito, accompagnati da Riccardo Izzo, Alessandro  Serino e Giuliano Civetta, una cavalcata di rinomate canzonette campobassane, prima di giungere, in conclusione, alle tante attese maitunate, di cui Mastropaolo è autentico leader locale. (ge.ve.) 

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