Cent’anni fa moriva il primo uomo a sfrecciare sul cielo di Campobasso

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di Maurizio Silla

Ricorre oggi, 30 giugno 2018, il centenario della morte del Ten. Pilota Rodolfo Calogero (molisano di adozione) decorato con due medaglie d’argento al valor militare e morto a soli 22 anni in un combattimento aereo nei cieli di Verona il 30 giugno 1918.

Nato il 13 agosto 1896 a Ponsacco in provincia di Pisa da famiglia calabrese, Rodolfo crebbe a Campobasso dove il papà Tommaso fu prima Maresciallo dei Carabinieri e poi, una volta in pensione, comandante delle guardie municipali.

Rodolfo completò gli studi al Liceo Classico “Mario Pagano” (1915) e l’anno dopo, a 20 anni fu impegnato sul fronte del Carso dove conquistò le due medaglie d’argento. Questo eroico soldato, partito volontario nel 1916 con la IV Squadriglia Caproni, riposa nel Sacrario del Castello Monforte e conserva una rilevante pagina nella storia di Campobasso. Infatti, nel febbraio di cento anni fa portò per primo un aereo a volare sopra la città, in festa per l’evento. Rodolfo Calogero avrebbe avuto una medaglia d’oro alla memoria se la madre Rachele Pannunzio avesse accettato la commutazione delle due medaglie d’argento al valore conquistate dal suo ragazzo. Ella però non volle, in quanto diceva che, essendo state queste decorazioni sul petto del figlio, glielo avrebbe fatto sentire ancora vivo.

“Nel giugno del 1918 lo troviamo a Ca’ degli Oppi, tenente pilota nell’XI gruppo aeroplani, IV Squadriglia da bombardamento, quella che sulla fusoliera porta disegnati due leoni neri. Con il suo Caproni 450 HP, matricola 4215, si alza in volo alle 00.10 del 26 giugno, con il secondo pilota Serg. Edoardo Brusadin, l’osservatore S.Ten. Francesco Caroli, il mitragliere Cap.le Luigi Canziani, direzione Mattarello, presso Trento. L’aereo vola a 2.800 metri di quota, c’è foschia densa e le nubi rendono poco agevole la rotta. Raggiunto l’obiettivo, il Caproni è accolto da fuoco antiaereo poco intenso ma preciso come riporta Calogero nella sua relazione segnalando grandissima attività da parte dei riflettori nemici. La stazione di Mattarello viene efficacemente bombardata, su di essa cadono 2 granate da 260, 2 mine e 6 torpedini da 162, ma anche 25 chili di manifestini. Alle 2 Calogero è di rientro ed atterra alla base.

Due giorni dopo è di nuovo in volo. Medesimo l’equipaggio, ma il soldato Antonio Pistidda ha preso il posto del mitragliere Canziani. Partito alle ore 01.20, le buone condizioni atmosferiche consentono di essere presto su Tione, poi Zuclo, Ragoli, Verdesina e Caderzone. Lungo il Sarca e la val Rendena lancia 250 chili di volantini, quasi nulla la reazione nemica. L’aereo atterra a Cà degli Oppi alle 04.25.

La terza missione è quella fatale. Il 30 giugno, di ritorno da un’azione di bombardamento, il Caproni 4215 improvvisamente prende fuoco e precipita nei pressi di Verona. Nessuno si salva; con il tenente Rodolfo Calogero trovano la morte Brusadin, Caroli e Canziani. Il ricordo è affidato a Nicola Scarano, suo docente di lettere al Liceo: “O troppo ardito! Il tuo valore ti perderà: il cuore della madre tremando diceva un giorno che lo vide accanto al suo velivolo qui né pressi della città; ed egli prima di salire nella barchetta per volare depose sulla fronte adorata un bacio e chiuse tutta in sé la commozione. Le fanciulle che videro, sentirono un brivido di amore castissimo”.

Questo breve stralcio della biografia dell’eroico soldato Calogero, tratto dal libro di Massimo Vitale “Con l’animo che vince ogni battaglia” i molisani nella Grande Guerra 1917-1918 (Enzo Nocera Editore 2008) basta per farci comprendere la portata storica del personaggio che, seppur nato in Toscana da famiglia calabrese, tanto tempo ha trascorso nel capoluogo del Molise e, purtroppo, da tanto tempo è stato messo da parte, caduto nel dimenticatoio.

Fuori dal Molise non è proprio così, tuttavia. Infatti, sia l’anno scorso che quest’anno il 15 giugno la sua eroica morte, insieme ad altri caduti orobici, è stata ricordata con una solenne cerimonia a Gorle, paesino sulla sponda occidentale del fiume Serio, in provincia di Bergamo, dove da quattro anni un’ex polveriera militare è divenuta ‘Parco dedicato ai Caduti in guerra’. Qui, sotto l’attenta guida dell’ex sindaco Marco Filisetti, infaticabile organizzatore dell’annuale ricordo, reduci e parenti dei caduti si sono dati appuntamento nel centenario della “Grande Guerra”.

“Il Piave mormorò… Attualità del sacrificio di una generazione” il titolo delle celebrazioni di quest’anno: “1917 La sconfitta e la riscossa: da Caporetto al Piave” – testimonianze di lettere dal fronte dei “Ragazzi” del 1915/1918, lette dai giovani del posto. Nel successivo omaggio al cippo in ricordo dei Caduti in guerra il nome di Rodolfo Calogero è risuonato sotto l’alzabandiera nella speranza che qualcosa del genere si possa ripetere anche nella sua terra adottiva, Campobasso.

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