CURIOSITA’ – Simona De Castro, il Molise ha la sua “cuciniera”!

La nostra intervista di luglio è dedicata ad una grande donna che ha portato il Molise sulle bocche di tutti i suoi followers attraverso la tradizione secolare del gusto.
Molte le curiosità e i segreti che Simona De Castro, la “cuciniera” del ristorante Monticelli di Campobasso, ci rivelerà nel corso di questa chiacchierata insieme.

Tanti i riflettori puntati su di te, e la vostra attività familiare del Monticelli, in questo ultimo periodo dopo la premiazione agli Chef Awards 2017 dal quale sei uscita vincitrice con il titolo di “Miglior Chef Donna” conquistando il podio delle quote rosa. Un grande premio ed un’immensa soddisfazione per te e la nostra regione, ti va di raccontarci il percorso che ti ha portato fin qui?

Beh il mio percorso di studi si realizza in una Laurea in Economia che mi ha fatto approcciare a questa attività inizialmente con un ruolo organizzativo per improntare l’azienda familiare verso un obiettivo di ricettività. Nella vecchia casetta su, in via Monticelli, mi sono ritrovata a fare i conti con la passione per il cibo e la creatività dopo un episodio in cui il cuoco del ristorante si fece male ed io lo sostituii. Da allora non sono più uscita dalla cucina ed ho condiviso la mia passione, inizialmente dedicata solo alla famiglia e agli amici, con i numerosi clienti che ogni sera hanno apprezzato i miei piatti. Ciascuno individuo trova la propria strada percorrendola.

Quanto c’è della tua passione in un mestiere come quello dello chef?

Inizialmente la cucina era un hobby per me, poi per necessità ho cominciato ad ideare e costruire un piatto e i miei risultati sono stati molto apprezzati. Da quel momento ha preso forma la mia fantasia che ho trasferito interamente in quello che cucinavo. A me piace il bello e il buono, elementi fondamentali, insieme all’equilibrio, per assicurare la completezza del gusto.

Nei tuoi piatti c’è tanto Molise, cosa ti lega a questa regione?

Io cucino il territorio! Non potrei neanche immaginare di preparare dei piatti con delle pietanze diverse da quelle che sono intorno a me! Amo il pensiero di poter offrire al cliente una cucina della memoria e delle emozioni attraverso l’uso di antiche ricette. Allo stesso tempo mi piace scoprire ed introdurre cose nuove per dare fantasia al piatto. Il cliente, qui da noi, cerca ricordi in quello che mangia. Non lascio mai le radici, cerco sempre di ricondurre. Io adoro vivere questi vicoli, ogni giorno quando incontro una persona anziana le chiedo sempre cosa ha cucinato oggi.

Si dice che i migliori chef al mondo siano uomini, cosa ne pensi di questa affermazione dopo aver ricevuto il titolo di “Miglio Chef Donna”?

Penso che gli uomini abbiano una cucina più innovativa e geniale in quanto osino un pò di più. La donna ricerca l’equilibrio e l’accoglienza, in quanto mantiene il suo senso materno “dello sfamare” con i suoi piatti.

La passione che usi in cucina la metti anche nella tua vita privata?

I miei amici sono nella mia attività in quanto la vita privata è estremamente sacrificata con gli orari che richiede questo lavoro. Nonostante tutto i miei clienti restano delle preziose fonti da cui attingo scambi culturali e discussioni piacevoli di crescita. Io metto me stessa in tutto quello che faccio, sono estremamente passionale ed autentica. Lavoro, amicizia, io do sempre il massino, sono fatta così.

Il tuo cavallo di battaglia?

E’ come dire ad una mamma quale figlio preferisci. Le mie creazioni sono tutte mie, la semplicità è quella che più mi caratterizza e più mi esalta.

Qual è la regione che più si presta per la tua professione e quanto è importante mantenere le tradizioni locali in cucina?

Sicuramente la Sicilia, una città di mare con molte tradizioni alle spalle.

Un mix improbabile che ti piacerebbe proporre?

Io mi diverto a fare le cene di degustazioni con percorsi obbligati perchè la gente sceglie non conoscendo e a volte si perdono delle occasioni di provare delle cose veramente buone. Mi piace osare con dei cibi poco conosciuti, come le radici e le animelle, pietanze particolari e fuori dal mercato e fare la “spesa nel bosco” per riproporre la cucina semplice dei nostri nonni.
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