Il collega gli salva la vita. Il racconto e il dovere di riconoscenza

Gratitudine e riconoscenza appartengono a chi ha un animo nobile. Sono valori innati, ma debbono essere coltivati affinché essi possano essere manifestati degnamente così come ha voluto fare il signor Felice Naimo che esattamente un anno fa (era l’8 settembre 2016) rischiò di morire sul posto di lavoro e si salvò grazie all’intervento (miracoloso) del collega Raimondo Iannitto, entrambi dipendenti di Poste Italiane a Campobasso. Quella mattina, alle sette, Felice si recò al Centro di Distribuzione Master al civico 55 di via San Giovanni per prepararsi ad un’altra giornata di lavoro (faceva il portalettere). Ebbe un malore e si accasciò a terra, poi il buio totale e nessun altro ricordo. Riaprì gli occhi molte ore dopo in un letto di ospedale con il corpo attaccato a flebo e macchinari per il monitoraggio delle funzioni cardiache. Perché Felice aveva avuto un infarto e il suo cuore, per alcuni interminabili attimi, aveva anche smesso di battere. E probabilmente avrebbe dovuto dire addio alla vita senza l’intervento del collega Raimondo Iannitto che è componente della Squadra di Emergenza del Centro Postale. E’ stato lui a praticargli il primo massaggio cardiaco fino all’arrivo dell’unità mobile del 118.

“Gli devo la vita – ci ha detto il signor Felice – e me lo hanno confermato anche in ospedale dove ho incontrato il medico intervenuto col 118, il dottor Franco Benincasa, anche a lui e a tutta la squadra di soccorso va altrettanta riconoscenza”. Oggi Felice non fa più il portalettere, anche se lavora sempre alle Poste di Campobasso. “Qualche mese più tardi scrissi anche al Prefetto per renderlo partecipe di questa mia avventura-disavventura. Lo feci perché la sola mia riconoscenza mi sembrava poca cosa di fronte al gesto che aveva compiuto Raimondo e intendevo fare un appello alle istituzioni affinché gli venisse attribuito un giusto riconoscimento. Forse a Raimondo nessuno darà mai una medaglia, ma voglio che più persone sappiano che se oggi sono vivo lo devo soprattutto a lui”. Non tocca al cronista emettere giudizi, ma ci piace credere e ricordare che la gratitudine che Felice conserva ancora a un anno di distanza (e certamente conserverà per sempre) rende questa nostra vita più lieve, e i nostri animi si arricchiscono di quella nobilità che è propria solo delle brave persone. L.S.

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3 risposte su “Il collega gli salva la vita. Il racconto e il dovere di riconoscenza

  1. Pio Bartolomeo

    Ogni giorno, per fortuna, l’Italia dei Raimondo si alza, affronta la vita e si sacrifica per garantire un futuro migliore ai propri figli ed al prossimo. Speriamo solo che tutto ciò non diventi sempre più raro…. Grazie a tutti i Raimondo.

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  2. Alessandro

    Storia commovente… da sanitario e formatore per corsi bls .. colgo l’occasione per ricordare a tutti l’importanza di saper praticare un massaggio cardiaco e all’utilizzo del defibrillatore… invito tutti a partecipare … potreste trovarmi nelle stesse condizioni del Signore citato nell’articolo in presenza di un famigliare… di un amico… di un collega… ma anche di fronte ad un perfetto sconosciuto… la vita è sacra e va preservata. Nell’arresto cardiaco la tempestività e i secondi iniziali sono preziosi nell’ attesa del 118.. spesso questa formazione spaventa i laici.. ma vi assicuro che non c’è niente di complicato nell’imparare un bls. Saluti. Alessandro

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  3. antonio lia

    buon giorno,
    anche io sono stato salvato dai miei colleghi del CCA di Catanzaro, un malore improvviso, il pronto intervento dei colleghi che hanno avvertito il 118 dell’infarto in corso, la corsa in ospedale, le urla di tutti ….io che mi sveglio dopo qualche ora ……salvo.
    Grazie a tutti i miei colleghi del CCA.
    benedetto è stato il corso di primo soccorso che hanno fatto, grazie al quale hanno capito subito che si trattava di infarto ed hanno allertato il personale del 118, sono arrivati già preparati.
    grazie amici, eravamo e siamo sempre una grande famiglia, anche con tanti problemi.

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