Cogito, ergo… sunt

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Il giorno 29 giugno u. s. si è svolto a Isernia un interessante convegno-dibattito avente come tema: Il Divo e il Giornalista-Il Processo Specchio di un’Epoca. Promotore dell’evento è stato il Prof. Enzo Cimino, Consigliere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, il quale ha ritenuto di promuoverlo con l’intento, dichiarato, di… riabilitare la figura, professionale ed umana del giornalista molisano Mino Pecorelli ucciso a Roma, in un vile attentato, nel Marzo del 1979. Per tale omicidio si è svolto un annoso processo che, dopo tre gradi di Giudizio, si è concluso nel 2003 con l’assoluzione…“per non aver commesso il fatto” anche dell’ imputato, il più…“eccellente” tra quelli chiamati in Giudizio, il fu On.le Giulio Andreotti. Il Prof. Cimino, basandosi su “fatti”, lamenta come la figura di Mino Pecorelli, a differenza di tanti altri giornalisti come lui deceduti in ragione della professione svolta, sia stata obnubilata anche dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e che alcun riconoscimento o menzione ha mai ricevuto, il Pecorelli, da tale organo nonostante sia stato ucciso in ragione della professione svolta. Come non si può dare ragione al Prof. Cimino? Le persone ammazzate per difendere congreghe di interessi o per ragione di odio politico, razziale o di genere, sono…TUTTE UGUALI e il LORO SACRIFICIO MERITA EGUALE RISPETTO a prescindere dal credo politico, religioso e scientifico che professano o dal colore della pelle e dalle tendenze personali.

Alcun riferimento posso fare rispetto alle altre figure che hanno caratterizzato il processo in parola non conoscendo, in maniera puntuale, il contenuto degli atti e dei documenti processuali che si snodano attraverso milioni di pagine come ebbe a dichiarare lo stesso On. le Andreotti al termine del processo e considerato, altresì, che le decisioni definitive della Giustizia vanno rispettate e possono essere commentate, anzi devono essere commentate, a mio avviso, solo da persone che hanno le fondamentali e necessarie conoscenze giuridiche. Sul punto, tale ultima “considerazione” è stata appieno soddisfatta essendosi avuta nel convegno in questione la presenza di autorevoli ed insigni operatori della giustizia in rappresentanza della Magistratura e dell’Avvocatura Molisana. Di converso stimola la mia attenzione un altro aspetto della vicenda in questione (il processo) ossia: le modalità di approccio e gestione di questo (come di tantissimi altri) da parte dei mass media e dei cittadini.

Siamo ormai “abituati” (pericolosamente) a vedere gestire e noi a commentare le vicende umane (naturalmente quello più torbide perché amiamo il…sangue) che sfociano in un processo penale allo stesso modo con cui si gestiscono e si commentano le vicende…del campionato di calcio. Quando viene in via cautelativa limitata la libertà personale (ad esempio con l’incarceramento) di un soggetto (ovviamente parliamo di persone importanti che fanno notizia) i mass media fanno a gara per rapire, attraverso i titoli, la nostra attenzione ben sapendo la morbosa curiosità che prestiamo a tali eventi. Nel corso delle “indagini”, poi, una messe infinita di notizie (molte delle quali dovrebbero essere segrete o, comunque, sarebbe preferibile tenere segrete) filtra dalle maglie dei palazzi di giustizia e viene riportata e trasmessa dai mass media con grande enfasi soprattutto se negativa, la notizia, per l’immagine del “personaggio”. Il processo in questione non ha fatto eccezione a tale regola e nei vari “tribunali-bar” della penisola, all’epoca, si era giunti alle più disparate sentenze prima ancora che la Suprema Corte scrivesse, in calce al medesimo, la parola…fine. Quel processo, come tanti altri, ci insegna, di converso, che dovremmo noi, “nel corso dello svolgimento di un processo penale”, non essendo attori nel medesimo, attendere con pazienza ed attenzione l’esito finale e, soprattutto, esprime giudizi solo alla fine e dopo aver conosciuto, attraverso la lettura, quali “fatti” sono emersi nel corso del dibattimento in aula. In tale modo potremmo avere la certezza di esprimere giudizi con cognizione di causa e, soprattutto, di giudicare l’operato di ogni singola persona, a qualsivoglia titolo coinvolta, con la necessaria ed indispensabile serenità. La Giustizia ha la necessità di essere sorvegliata da Cittadini non necessita di…tifosi.

Roberto Iacoponi

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