Cefalea, sonnolenza, stipsi, gonfiori addominali, dermatiti: siamo tutti finti intolleranti alimentari

Oggigiorno sembrerebbe in crescita il fenomeno delle intolleranze alimentari, come attestano studi europei che stimano una percentuale di incidenza delle intolleranze intorno al 13% nei bambini e al 10% negli adulti.

Cefalea, sonnolenza, stipsi, gonfiori addominali, dermatiti: tutti rimandano ad un’unica causa: l’intolleranza alimentare. Ma è davvero così?

In Italia sono circa 8 milioni gli “intolleranti immaginari”, che si sottopongono alle più svariate diete di esclusione senza un reale disturbo da cibo, e ad almeno tre milioni di test farlocchi. Farlocchi perché per le allergie e le intolleranze alimentari i test risultano positivi nove volte su dieci, dando così l’illusione di una diagnosi. In realtà si tratta di test privi di attendibilità diagnostica come ci tiene a precisare Antonio Caretto, presidente dell’Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica “I test di intolleranza o allergia alimentare pubblicizzati da fonti non scientifiche per risolvere sovrappeso e obesità sono privi di validità e portano a restrizioni inutili, che spesso impattano sulla qualità di vita. Le diete che escludono determinati alimenti, se non sono gestite e monitorate da un medico, possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile”. Il dato preoccupante riguarda soprattutto la popolazione infantile: sono sempre più numerosi i genitori che sottopongono a diete di esclusione i propri figli senza però consultare prima un esperto ed in età pediatrica le diete fai da te per false intolleranze possono dare malnutrizione e problemi di crescita. Come spiega Antonio Craxi, presidente della Sige, società italiana di gastroscopia ed endoscopia digestiva, non esiste un test di laboratorio specifico, ed è proprio questo il motivo che rende difficile la diagnosi di intolleranza alimentare. In realtà è la stessa parola intolleranza ad avere poco senso – premette Antonella Muraro, presidente Eaaci, l’accademia europea di allergia ed immunologia clinica –  “utilizzata quando non si sa che pesci prendere. Sarebbe più corretto parlare di reazioni avverse agli alimenti non mediate da meccanismi immunologici, come sono invece le allergie”. In genere la prassi per vedere se effettivamente si ha un’intolleranza di tipo alimentare prevede la rassegna e la successiva esclusione di patologie come celiachia, intolleranza al lattosio, malattie infiammatorie e parassitosi intestinali che rappresentano quasi il 95 per cento delle cause organiche dei sintomi lamentati. Solo dopo si può procedere in maniera empirica per prove ed errori ad indagare le intolleranze, mediante l’unico mezzo a disposizione: le diete di esclusione.
Per le prime due settimane la dieta prevede un basso contenuto di allergeni: i cibi SI sono il riso e derivati, carne d’agnello, pesce, oli vegetali, prevalentemente d’oliva, frutta e verdura, mentre vanno assolutamente evitati latte vaccino (non di capra e d’asina), crostacei, alcuni legumi (ceci, lenticchie), uova, agrumi e fragole, cacao e derivati, frutta a guscio, carne bovina e avicola, e tutti i prodotti industriali. Dopodichè si analizzano i sintomi: se regrediti, si possono reintrodurre gradualmente alcuni alimenti, iniziando da quelli che secondo il paziente potrebbero essere la causa del malessere. Ma come sottolinea Craxi “è importante fare attenzione perché si fortissimo è l’impatto dell’effetto placebo: se il paziente è convinto che un alimento gli faccia male, avrà dei sintomi in ogni caso”.
Le intolleranze alimentari sono una reazione lenta, subdola e progressiva dell’intestino che non tollera l’ingestione massiccia di certi cibi, e contrariamente alle allergie, si manifestano gradualmente e non in modo violento. Ma non tutti i mal di pancia, sono frutto di intolleranze, anzi nella maggior parte dei casi dietro le  pseudo diete e test inutili non c’è alcuna ragione medica. Prima di rivoluzionare i classici menu ed eliminare qualche alimento qua e là bisognerebbe riflettere se è davvero la strategia giusta per ovviare al problema, ricorrendo al parere di uno specialista, perché con le diete di eliminazione fai da te e la cucina gluten free l’unico risultato che si ottiene è la crescita di un business miliardario, se si passa in rassegna in bilancio USA che sottolinea la vertiginosa crescita del mercato dei prodotti gluten free che l’anno passato ha raggiunto 12 miliardi di dollari, ed è tuttora in aumento. Vuoi ricevere questa ed altre notizie direttamente sul tuo cellulare? Semplice! Invia il testo NEWS SI con un semplice sms al nostro numero +39 3201122791 e riceverai quotidianamente sms informativi gratuiti per essere aggiornato in tempo reale sulle principali notizie della regione. Inoltre sempre a questo numero potrai inviarci segnalazioni foto/video di qualsiasi natura tramite WhatsApp

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