Battista: “Mi spiace, ma non ci sono le premesse”

Da Tonino Pizzeria

Non c’è due senza tre. Questa la provocazione. Alla quale l’inquilino di due Palazzi risponde con una smorfia. Una specie di insofferenza che da sola spiega ciò che il primo cittadino di Campobasso e primo assegnatario della stanza più prestigiosa di Palazzo Magno andrà a spiegarci nel veloce, ma acuto incontro avvenuto in piazza. Mentre i cani e i bambini facevano festa sotto il sole che stava lì lì per cedere il posto a nuvoloni carichi di pioggia Antonio Battista, mi scusi, che ne pensa di diventare anche il presidente del Campobasso calcio?

“Mi piace uscire subito dagli equivoci: il calcio non fa per me. Non sono né competente e neppure appassionato. Mi sentirei un pesce fuor d’acqua”.

Ma nessuno le chiederebbe di giocare centravanti. “Ci mancherebbe altro. Anche se fare un gol credo provochi un’emozione stupenda. Lo desumo dalle immagini che mi arrivano sui teleschermi e da quelle volte che sono andato allo stadio, per cercare di stare vicino alla formazione della mia città”.

Lei, da ciò che si è capito, dovrebbe essere l’uomo di riferimento. In grado di riaprire le speranze dei tifosi rossoblù che si sono arroccati sul colle dell’indifferenza. “Ho compreso il senso della provocazione. Ma, ribadisco, non mi sembra proprio il caso di insistere”.

Sono qui a sottolineare che alcuni suoi predecessori hanno guidato con impegno e dedizione il club cittadino. Basti ricordare tre grandi nomi: Alessandro De Gaglia, Carlo Vitale e Franco Nucciarone. “Anche se sono fuori dalla materia conosco per grandi linee la storia della nostra squadra. E sapevo delle felici esperienze dei miei valentissimi colleghi. Ma oggi le cose sono cambiate”.

Perchè mai? “Perchè sono cambiate la politica e l’economia e soprattutto sono mutate le aspettative dei cittadini”.

Nessuno sogna di chiederle, a nome del Comune e della Provincia, di mettere a disposizione una dazione di danaro per aiutare il sodalizio. “Neppure ci pensavo. Ma non è questo”. Allora cos’è? “Che l’economia è in crisi paurosa. Risulta difficile anche per il sindaco avvicinare qualche amico imprenditore per invitarlo a sostenere economicamente e anche fisicamente la nostra società calcistica”.

Perrucci l’ha corteggiata per mesi. Si aspettava qualcosa di concreto da lei e da qualche sedicente amico rossoblù che frequenta il Palazzo. “Sono due mesi che, in silenzio, mi sto muovendo. Ma, allo stato dell’arte, mi sono accorto che non ci sono le condizioni per coinvolgere potenziali soci”.

Lo sa che se non accadrà qualcosa di importante il Campobasso rischia di fallire per la quinta volta? La prima del suo quinquennio sindacale. “Voglio augurarmi che si possano trovare altre soluzioni. Sarebbe una profonda amarezza dover accettare una simile resa”. La sua è una decisione definitiva? “Certamente”.

Farà ancora qualcosa, sia pure in forma minore? “Non ci sono dubbi. Ma nessuno si aspetti colpi di teatro che mai ci saranno”.

(ge.ve)

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