ATTUALITA’- Spiare il partner su facebook è reato

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Ci sono moglie gelose che spiano i mariti. Ci sono anche mariti che vivono con il timore di essere traditi e fanno lo stesso con le mogli. Per non parlare di coppie che, nonostante abbiano deciso di prendere strade diverse, trovano sui social l’ultimo aggancio per sapere chi frequenta lui, con chi messaggia lei. Peccato, però, che sia reato. Articolo 615 ter del codice penale, ‘accesso abusivo a sistema informatico’ punito con una pena che può arrivare a tre anni di reclusione. Tale reato consiste nella condotta di chi abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico purché sia protetto, ovvero nella condotta di chi vi permane contro la volontà di chi ha diritto di escluderlo. Si pensi al caso di chi lasci momentaneamente aperto il computer e il coniuge ne approfitti per prendere visione delle chat o delle mail. La misura di sicurezza prevista dalla norma può essere anche una password o altra analoga protezione interna. Le nostre nonne, per accertare eventuali infedeltà dei mariti, erano solite frugare nelle tasche delle loro giacche o controllare i colletti delle camicie alla ricerca di eventuali tracce di rossetto o di altri belletti femminili. La tentazione, quando vi sia un sospetto, di scoprire eventuali infedeltà del partner, sussiste ancora oggi con la differenza che sono cambiati i mezzi per raggiungere lo scopo. Violando l’account facebook. Operazione più semplice di quello che si possa immaginare, prima di tutto perchè spesso vengono scelte le password più banali, più facili da indovinare (il nome della moglie o del marito, quello del cane o del gatto, la propria data di nascita) specie se l’hacker è uno di famiglia (fra coniugi del resto non si condividono tutti i segreti?), o un familiare, un amico e poi (e i sistemi ci sono) non si adottano le cautele per proteggere il proprio profilo. E’ inoltre reato creare un falso profilo su facebook o su altro network per spiare la moglie o il marito. Così ad esempio, è venuto all’attenzione della Polizia il caso di un soggetto, separato dalla moglie, che voleva conoscere alcuni aspetti della sua vita privata. Aveva aperto un secondo profilo, in aggiunta a quello che la ex moglie aveva, mettendovi una foto di quest’ultima. Questo profilo gli consentiva di acquisire informazioni sulla ex e sui suoi “movimenti”. La donna, accortasi di ciò, lo ha denunciato. Ma da queste intrusioni ci si può difendere? Sì, dicono alla Polizia Postale, seguendo tre semplici accortezze, scegliendo password non semplici e cambiandole spesso, verificando nelle impostazioni di facebook gli accessi al profilo (sono indicati data e indirizzo ip del computer e dello smartphone) e impostando l’avviso di accesso, così da sapere in tempo reale (con un sms o una mail) se in quel momento un estraneo sta cercando di violare il profilo.

 

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