Antonello Carozza, un molisano a ‘The Voice’ Russia: “È l’occasione della vita”

Da Tonino Pizzeria

Antonella Carozza è un volto noto in Molise e non solo. Ora sta tornando alla ribalta delle cronache musicali nazionali e internazionali grazie alla sua partecipazione a ‘The Voice’ Russia. Di lui si è occupato oggi anche la prestigiosa rivista Vanityfair.
Di seguito pubblichiamo il lungo articolo di Silvia Gianatti. In coda il video con l’esibizione di Antonello Carozza a ‘The Voice’ Russia.
“Trentaduenne di Campobasso, il cantante italiano Antonello Carozza è apparso alle blind audition di The Voice Russia, in onda ogni venerdì sera fino a dicembre (lo potete vedere alle 20.30 anche in streaming o sul canale 577 di Sky). Il format è come quello andato in onda da noi. Due giudici hanno girato la loro sedia, decretando il suo ingresso alla seconda fase del programma (le Battle) con grande gioia del pubblico: tramite l’app del programma è stato infatti il concorrente più votato dai telespettatori.
Un ottimo inizio in terra straniera per il cantante, autore e produttore italiano che, nel 2003, è stato concorrente di Amici di Maria De Filippi, arrivando al serale e, nel 2006, ha partecipato a Sanremo Giovani con il brano Capirò Crescerai. Oggi Antonello ha una scuola in Molise per giovani artisti, si è trasferito a Milano con la sua compagna Erika Barbato, blogger da centomila follower, e vive di musica, facendo il lavoro di produttore per artisti emergenti tra cui Michele Perniola, nel cast del talent della De Filippi l’anno scorso. In più, partecipa attivamente all’Eurovision Song Contest, di cui è stato anche direttore artistico e giurato. Una vita dedicata alla musica insomma, tra i tanti tentativi per farcela da protagonista. Oggi ci riprova in un Paese diverso, sognando che sia la volta buona.

Perché è a TheVoice in Russia?
«La mia voglia di rimettermi in gioco come cantante era tantissima e quando il mio manager mi ha proposto di provare a entrare nel programma musicale più popolare del paese non ci ho pensato due volte».
Non è la sua prima volta lì, giusto?
«No, ho il passaporto pieno zeppo di visti per la Russia. Nel 2009 ho partecipato al New Wave Festival, un festival estivo molto popolare che veniva trasmesso sul canale statale. Sono arrivato secondo, alle spalle di Jamala, la cantante ucraina che ha vinto l’Eurovision Song Contest nel 2016. Mi ha dato un enorme popolarità tanto che sono finito, non ricordo neanche come, nella finale nazionale russa per Eurovision 2010, da primo italiano nella storia, piazzandomi con un ottimo ottavo posto al televoto. Successivamente, ho iniziato a curare la produzione artistica degli italiani che hanno partecipato al New Wave, nel 2012 e 2015. Nel 2016 ho conquistato la vittoria con il jazzista Walter Ricci».
Il pubblico russo quindi già la conosce?
«Diciamo che in quegli anni mi riconoscevano per strada e avevo le fan che mi attendevano sotto l’hotel quando facevo concerti in Russia. Era dovuto alle mie partecipazioni televisive soprattutto, i social non c’erano, Facebook appena nato, e comunque i russi usano VK, un social in cui tutto è scritto in cirillico».
Come l’hanno accolta a The Voice?
«Mi hanno riconosciuto in pochi, sarà la barba! Ho cantato Il Mondo di Jimmy Fontana, che lì tutti conoscono perché l’ha cantato anche Bocelli. Volevo presentarmi come “l’italiano vero”, quello del bel canto. Il video parla chiaro, io sono felicissimo. Standing ovation e “bravo bravo” tra gli applausi. Mi hanno regalato un momento di vera felicità».
Fino a quando la vedremo nel programma?
«Questo per contratto non posso dirlo, ma posso raccontare che ho un ottimo rapporto e feeling con la mia coach. Le ho proposto pezzi hard rock e heavy metal, per mostrare al pubblico anche un’altra faccia del repertorio a me congeniale…si vedrà alle Battle».
Ma lei parla Russo?
«In trasmissione parlo in Inglese e c’è la traduzione nel sottopancia. Nelle interviste ho il traduttore».
Quanta emozione c’è in questo nuovo tentativo?
«Sincero? È la più grande di tutta la mia vita. Sento il peso di essere salito su uno dei treni più importanti per la mia carriera».
Da Amici a Sanremo, ma prima anche lo Zecchino d’oro. Ci racconta la sua strada fino a qui?
«Ho una famiglia che mi ha indirizzato prestissimo allo studio della musica. A 3 anni ero alle selezioni dell’Antoniano. Il pianoforte, che suono dall’età di cinque anni, non l’ho mai abbandonato fino al diploma al Conservatorio di Campobasso. Amici è il frutto del desiderio di un diciassettenne affascinato dal mondo del talent show. Quell’anno portarono al Festival di Sanremo tutta la classe di Amici4, come coristi e corpo di ballo di Gigi D’Alessio. Quando sono salito sul palco dell’Ariston ho iniziato a pensare che avrei voluto tornarci da solo, come cantautore. Nello stesso anno, dopo l’estate, ho vinto a SanremoLab. Mi scelsero tra i giovani del Festival ma, devo essere sincero, ero troppo giovane e ingenuo. Ero un ragazzino di talento senza punti di riferimento importanti e spalle forti…».
Negli ultimi anni quindi si è dedicato maggiormente alla produzione, “tornando” ad Amici con Michele Perniola. Come è andata?
«C’ero già tornato nel 2012 con Costanzo Del Pinto, un altro concorrente, come suo produttore. Lui era un rocker, quello fu l’anno di Moreno e del rap. Con Michele è andata benino, nel senso che sarebbe potuta andare molto meglio.Perniola è indubbiamente un ragazzo che ha un mondo tutto suo, decisamente internazionale, difficile da capire “al volo”. È entrato a programma iniziato, con i giochi in parte già fatti, secondo me».
Che differenze ha trovato nel programma, dopo dodici anni?
«La velocità e le idee chiare su come inquadrare i ragazzi discograficamente. Credo che Amici all’inizio fosse una “palestra” per giovani talenti da formare all’interno del percorso della scuola, certamente un fine più “nobile” rispetto a ciò che è diventato oggi: un passaggio televisivo per testare la vendibilitá di un prodotto, parlando dei cantanti o la credibilità di un ballerino che si misura in coreografie da professionisti. È giusto così, a me adesso, da spettatore, piace di più. Il livello negli anni si è alzato, ma è venuta a mancare la genuinità».
Quanto è stato importante partecipare, per lei?
«Importantissimo! Amici mi ha cambiato la vita e aperto gli occhi in pochissimo tempo. Dieci ore al giorno di canto, danza, dizione e recitazione e performance televisive ogni settimana, il tutto davanti alle telecamere. Ti tempra, ti abitua a reggere ritmi che non avresti mai pensato di sopportare. Ho conosciuto compagni d’avventura talentuosi e avuto a che fare con professionisti che mi hanno dato e insegnato ad essere l’uomo e il professionista che sono oggi. Tornassi indietro lo rifarei mille volte».
La sua presenza da produttore e direttore artistico nell’Eurovision Song Contest invece come è iniziata?
«Era il 2013, quando mi arrivò una telefonata da Ginevra. Era il mio amico e attuale manager Vladislav Yakovlev che, dopo avermi visto all’opera come produttore e talent scout, mi chiese di occuparmi di trovare il cantante under 15 italiano che potesse per la prima volta rappresentare la Repubblica di San Marino allo Jesc, l’edizione junior della manifestazione. Un mese prima avevo conosciuto Michele Perniola, quattordicenne allora fresco di vittoria di Ti Lascio Una Canzone 6. Pensai, è perfetto! È iniziato tutto così. Poi nel 2014 arrivòVincenzo Cantiello con l’Italia allo Jesc di Malta e io ero lì come produttore artistico e stage manager della girlband The Peppermints, sempre con San Marino. Ebbi l’idea di proporre alla San Marino Rtv il duo Perniola/Simoncini (sammarinese della band) per l’Eurovision dei grandi. E così alla manifestazione di Vienna 2015 mi ritrovai direttore artistico del duo più giovane della storia della manifestazine. Un’esperienza incredibile!»
Il sogno è andarci da partecipante?
«Ci ho provato nel 2010 a Mosca illudendomi di poter rappresentare la Russia, perché l’Italia non partecipava. Con il regolamento attuale dovrei prima vincere il festival di Sanremo. Diciamo che i sogni in questo caso sono due e sono belli grossi. A questo punto ti dico che il sogno sarebbe quello di vincere all’Ariston… meglio sognare di arrivare alle stelle per fermarsi sulla luna, no?»
Non “avercela fatta”, per ora, in Italia le fa male?
«No, affatto. Dopo il festival di Sanremo 2006 nei giovani ho capito di non essere pronto per l’Italia e che forse l’Italia non è un paese dove ti muovi facilmente se non hai le “conoscenze”. Ho scelto di non provarci fino in fondo ma mi sono tolto tante bellissime soddisfazioni sia come artista che come produttore artistico in ambienti come Eurovision dove il talento viene premiato a prescindere dal cognome che porti. Posso dirmi soddisfatto».
Secondo lei c’è un motivo per cui però in Italia non ha ancora trovato uno spazio?
«Non mi va di generalizzare, né di fare discorsi scontati. Io non ho insistito abbastanza dieci anni fa. Trovo però che in Italia ci siano troppe persone sbagliate nel posto sbagliato con un importante potere decisionale e poche persone giuste nel posto giusto. Troppo poche. Comunque la verità è che non ho provato davvero a sfondare perché forse non avevo la determinazione e la consapevolezza che sento di avere adesso».
Non ha mai mollato, ha aperto una tua scuola a Isernia, ma ora è a Milano con la sua fidanzata. In cerca di nuove opportunità?
«Sì, la mia accademia è aperta da 5 anni e vanta importanti collaborazioni. Il prendere casa anche a Milano invece è decisione di un anno fa quando, insieme alla mia compagna Erika, abbiamo deciso di di condividere la metropoli delle opportunità. Lei fa la blogger di lifestyle, il suo lavoro è tutto concentrato a Milano. Anche gli adetti ai lavori dell’industria musicale sono lì o passano da lì. È stata una necessità, più che una scelta di vita».
Cosa pensa potrebbe andare in modo diverso questa volta, in Russia?
«È la mia testa che è diversa. So che, comunque andrà il mio percorso a TheVoice sarà un successo e porterà a qualcosa di molto positivo per la mia carriera».
Obiettivo?
«Arrivare ai live. Per me significherebbe tantissimo e mi darebbe una visibilità incredibile. Spero di essere prodotto e sogno tanti concerti. Ho un album pronto da tempo. A vincere non ho mai pensato».
È l’occasione della vita?
«Lo è. Sono entrato nel programma con il 90% dei consensi del pubblico che ha votato dall’app ufficiale di The Voice6, la percentuale più alta di tutte le Blind. Non posso deludere il pubblico che dimostra di amarmi. Vedremo, io ce la metto tutta e stavolta anche di più».

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