Antibiotici: maneggiarli con cura

Come riporta il sito web www.repubblica.it è partita la seconda settimana mondiale di sensibilizzazione sull’antibiotico, si terrà fino al 20 novembre. La preoccupazione globale riguarda il rischio di un passaggio all’era post-antibiotica dove anche per piccole infezioni e ferite si possa morire a causa di una sempre minore efficacia degli antimicrobici esistenti. Siamo nel tempo dell’antibiotico resistenza che si sta allargando e sviluppando mentre nuovi strumenti e nuovi farmaci sono ancora allo studio. Polmonite, tubercolosi, infezioni del sangue e gonorrea finora curabili con trattamenti poco costosi e con relativamente pochi effetti secondari, sono sempre più difficili da trattare a causa di ceppi che ormai non rispondono alle cure esistenti.
Cos’è l’antibiotico-resistenza?  Il centro europeo di controllo e prevenzione delle malattie, l’ECDC, chiarisce che “si dice che un batterio presenta resistenza agli antibiotici o che è antibiotico-resistente quando gli antibiotici specifici atti a contrastarlo non riescono più ad ucciderlo o ad impedirne la proliferazione. La resistenza agli antibiotici è un fenomeno naturale causato dalle mutazioni genetiche a cui vanno incontro i batteri. Tuttavia un uso eccessivo e improprio degli antibiotici accelera la comparsa e la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici. I batteri sensibili muoiono quando entrano in contatto con gli antibiotici mentre i batteri resistenti sopravvivono e continuano a moltiplicarsi. I batteri resistenti  possono trasmettersi e causare infezioni anche in altre persone che non hanno fatto uso di antibiotici”.
In Italia l’antibiotico-resistenza è raddoppiata negli ultimi 10 anni, secondo il report (con dati del 2014) da poco pubblicato dall’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo che ha sede a Parigi e che studia gli aspetti economici per i paesi membri, tutti con economia di mercato e sistema democratico. Facendo i conti una trattamento per curare una forma batterio-resistente può arrivare a costare in ospedale tra 10 e i 40 mila dollari, con forti effetti collaterali, contro pochi dollari dei normali antibiotici.
Anche i consumi in Italia eccedono la media dei Paesi Ocse: 27,9 dosi ogni mille abitanti contro 20,5. Ma sono la Turchia (41 dosi ogni mille abitanti) seguita da Grecia, Corea, Francia e Belgio a precedere l’Italia. L’antibiotico-resitenza è passata in Italia dal 16-17% nel 2005 al 34 per cento del 2014.
L’emergenza e lo sviluppo della resistenza avviene in maggior proporzione dove gli antibiotici sono usati per uomini e animali senza uso di prescrizione, segnala l’Oms. In altri paesi, dove non esistono linee-guida nei trattamenti esiste sia tra medici e che veterinari un’iper-prescrizione altrettanto dannosa. La campagna dell’Oms in questa settimana richiama i singoli cittadini, i governi, il settore agricolo e dell’allevamento, il personale sanitario a impegnarsi nel frenare e prevenire lo sviluppo della resistenza agli antibiotici. Nel piano Oms sono 5 gli obiettivi indicati: migliorare la consapevolezza e la conoscenza dell’antibiotico-resistenza; rafforzare sorveglianza e ricerca; ridurre l’incidenza delle infezioni; ottimizzare l’utilizzo dei farmaci antimicrobici; garantire investimenti sostenibili per contrastare questi tipi di resistenza.
Completare i cicli di antibiotico indicati dal medico, utilizzo accorto e mirato degli antibiotici in veterinaria, evitare il fai-da-te sembrano essere le cose più semplici e immediate da fare.
Al recente congresso dei microbiologi clinici, Amcli, a Rimini, sono emersi alcuni dati sull’antibiotico-resistenza anche nei reparti pediatrici. Ulteriore allarme arriva da una serie di studi di prevalenza di ceppi antibiotico resistenti in strutture di assistenza agli anziani extra ospedalieri (Rsa, residenze per anziani). Segnala l’Amcli: “Dati di sorveglianza nazionale 2013-2016, che hanno studiato  5331 casi di batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi provenienti da tutte le regioni italiane, hanno dimostrato che il batterio che si sta particolarmente diffondendo nel nostro paese e causa principale di batteriemie e sepsi è Klebsiella pneumonie portatore del gene KPC, che lo rende resistente anche agli antibiotici carbapenemi”.
Infezioni resistenti. Le infezioni resistenti che si sviluppano nei luoghi di ricovero sono la vera grande emergenza. Secondo l’ ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) “per i pazienti ricoverati all’interno di strutture ospedaliere esiste il rischio di infezioni non collegate al motivo del ricovero. Possono infatti contrarre infezioni del sangue o del sito chirurgico da MRSA (cioè Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, che è un antibiotico appartenete alla classe degli antibiotici in genere efficaci contro tale batterio che colpisce cute e mucose), infezioni del sangue causate da Enterobacteriaceae che producono ESBL (betalattamasi ad ampio spettro, ovvero enzimi in grado di neutralizzare alcuni antibiotici), infezioni delle valvole cardiache causate da Enterococchi resistenti alla vancomicina e infezioni delle ferite chirurgiche causate da Acinetobacter baumannii resistente ai carbapenemi”. E ancora: “La resistenza di Escherichia coli ai principali antibiotici sta aumentando in quasi tutti i paesi europei; E. coli è uno dei principali batteri responsabili di infezioni;  causa infezioni delle vie urinarie ed anche infezioni più gravi”. Vuoi ricevere questa ed altre notizie direttamente sul tuo cellulare? Semplice! Invia il testo NEWS SI con un normale sms al nostro numero +39 3201122791 e riceverai quotidianamente sms informativi gratuiti per essere aggiornato in tempo reale sulle principali notizie della regione. Inoltre sempre a questo numero potrai inviarci segnalazioni foto/video di qualsiasi natura tramite WhatsApp

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