Allarme inquinamento nel venafrano: Colacem estranea

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VENAFRO. “Non siamo noi i responsabili o i corresponsabili dello sforamento dei valori del Pm10 segnalati il 30 gennaio dalle centraline dell’Arpa a Venafro, il nostro cementificio ha i forni spenti da prima di Natale e li sta riaccendendo solo in questi giorni”.
È l’ingegnere Massimo Giaccari, direttore della Colacem di Sesto Campano, che ci tiene a fare chiarezza sull’allarme suscitato negli ultimi giorni a Venafro dallo sforamento nei valori delle polveri sottili.
“È chiaro che ci sono diversi fattori che concorrono ai segnali lanciati dalle centraline dell’Arpa, collocate sulle due principali strade che passano per Venafro. Ma, sia come direttore della Colacem di Sesto Campano, sia come cittadino, visto che vivo con la mia famiglia a Venafro, sono molto interessato a quello che succede, alle condizioni generali dell’ambiente locale e all’allarmismo generato sulla questione ambientale. Ebbene, mi sono documentato e, per il quarto anno consecutivo, gli sforamenti sono stati segnalati proprio nel periodo invernale, quello durante il quale i nostri forni sono spenti. Ragion per cui è del tutto sostenibile la tesi che gli eventuali picchi nei valori del Pm10 non dipendano dalle nostre combustio industriali”.
Per Giaccari, ci sono altri fattori ben più contingenti, come il fatto che le centraline Arpa, che svolgono efficacemente il loro lavoro, sono ubicate proprio ai lati delle strade più trafficate di Venafro, con migliaia di auto, Tir e pullman che passano ogni giorno per la città. Poi, altro fattore da non trascurare, quello che nel periodo di fine gennaio non ha piovuto per diversi giorni e le polveri sottili sono rimaste sospese in aria. Appena ha ricominciato a piovere, c’è stato l’abbattimento immediato dei valori del Pm10.
Quando la Colacem è in funzione, viene costantemente monitorata dall’Arpa e i fumi delle combustioni vengono emessi a ben 110 metri di altezza dalle ciminiere. Fumi e combustioni regolarmente controllati. Il cementificio di Sesto Campano, diretto dall’ingegnere Giaccari, ha 102 dipendenti diretti, 40 lavoratori di ditte esterne e circa un centinaio di persone che lavorano nell’indotto di quello che è un cementificio di punta del Gruppo Financo, appartenente alla famiglia Colaiacovo di Gubbio, ma originaria di Pratola Peligna in Abruzzo.
La Financo è il terzo gruppo cementifero nazionale e ha otto stabilimenti in Italia, oltre che presenze industriali in Tunisia, Albania e Santo Domingo. Il cementificio di Sesto Campano ha una potenzialità produttiva di circa mezzo milione di tonnellate di cemento all’anno.
Attualmente la produzione è ridotta a causa della crisi del comparto edilizio, ma la struttura molisana per tanti versi è il fiore all’occhiello del Gruppo Finenco che ci tiene molto al cementificio molisano, l’ha appena dotato di una linea di cottura nuova e vi investe continuamente, in ammodernamenti tecnologici e logistica.

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