Adonis affascina Campobasso

Gocce di relax

“Sono molto legato alle terra. Vengo da un minuscolo villaggio, i miei genitori erano contadini, ho imparato a raccogliere le olive, il tabacco. Solo a tredici anni sono andato a scuola.” Si è presentato così Adonis, voce potente della poesia mondiale, ospite venerdì a Campobasso per la terza edizione di Poietika, kermesse letteraria e musicale che, quest’anno è dedicata a “la parola e la terra”. Il Teatro Savoia e il Molise hanno accolto il saggista di origini siriane che vive in esilio a Parigi, regalando il sold out ed il tributo di una territorio ancora molto legato alle sue tradizioni agricole e che proprio nella terra ricava le sue migliori produzioni. “Ho saputo che nel Molise si produce un ottimo olio – ha detto Adonis – riporterò a casa qualche esemplare per confrontarlo con l’olio della mia terra.” Terra, poesia, migrazioni al centro del suo intervento, introdotto da Antonella Presutti, presidente della Fondazione Molise Cultura e da Valentino Campo direttore artistico di Poietika, tradotto da Wasim Dahmash,  saggista, docente e traduttore palestinese nato in Siria che insegna lingua e letteratura araba all’università di Cagliari, già ospite di Poietika nelle precedenti edizioni. Adonis a Campobasso ha parlato di tematiche connesse alla madre terra, al Mediterraneo, culla della civiltà, e dell’esilio per poi allargare il discorso a tematiche di strettissima attualità quali il mondo islamico, il terrorismo internazionale, le migrazioni e la convivenza tra popoli diversi.

“Faccio parte di una famiglia che ha alle spalle una storia di migrazioni. L’Islam stesso comincia la propria storia con una migrazione di Maometto dalla Mecca a Medina, però io appartengo ad una storia pre islamica, quella fenica, greca e romana, quindi a quella del bacino del mediterraneo, abitato da popoli migranti. Sparsi nel mondo troviamo tutti i popoli mediterranei. La migrazione dunque è parte integrante della storia del Mediterraneo. Certo, c’è differenza tra le migrazioni di oggi e quelle del passato. Quella di oggi è causata dalla povertà, dalle guerra, quella del passato era dettata dalla ricerca della libertà, della scoperta, di avventura. C’è una tradizione, ad esempio, presente in Libano. Il libanese non emigrava per lasciare la propria terra ma emigrava per tornarci, andava via per guadagnare e tornava per ricostruire la propria terra. Anche nella poesia c’è una storia di emigrazione. Un grande poeta arabo diceva “Migrare per rinnovarsi” oppure “Per rinnovarti devi andar via”. Divido chi emigra in due categorie: quelli legati alla terra che vivono con la forza della terra e quelli dentro cui la terra vive dentro la stessa persona, dentro le sue idee. L’alfabeto stesso è emigrato da Oriente ad Occidente, verso l’Europa”.

Nel corso della lectio magistralis, Adonis dopo la lettura di due poesie, ha poi voluto interloquire con il pubblico del Teatro Savoia che, dopo qualche minuto di timidezza, ha incalzato il poeta sulla guerra in Iraq, sul ruolo della poesia, sulle guerre di religione e sulla funzione delle religioni monoteiste che, in Occidente e in Oriente, hanno causato nella storia dell’uomo violenza e morte. “L’arte è una domanda che interroga il mondo, se dovesse dare risposte diventerebbe una ideologia o una religione” ha detto rispondendo ad una domanda sulla funzione dell’arte oggi. Nonostante i suoi 87 anni Adonis non si è tirato indietro, rispondendo alle domande degli studenti e del folto pubblico accorso a Campobasso, fino alla suo ultimo provocatorio pensiero: “il monoteismo ci ha fatto perdere il rapporto verticale con la terra e la terra è diventata un ponte di passaggio verso l’aldilà. Il monoteismo ci ha fatto perdere il rapporto radicale con la terra: la realtà non è più fatta di alberi, campi, fiori, ma di commercio industria, profitto. Col Monoteismo l’uomo non si soffermò più sulla terra ma cominciò a pensare al cielo ….eppure le religioni spariranno, la terra resterà”.

 

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